Pensioni, cosa cambia davvero dal 2027: requisiti più alti, assegni più leggeri e stop al rischio esodati

Pensioni, cosa cambia davvero dal 2027: requisiti più alti, assegni più leggeri e stop al rischio esodati

Il 2027 segnerà un passaggio cruciale per il sistema previdenziale italiano. Da mesi si parla dell’aumento dei requisiti per andare in pensione, spesso attribuito all’attuale governo. In realtà, il meccanismo che porta a un progressivo innalzamento dell’età pensionabile nasce molto prima: è stato introdotto con la riforma Fornero, che ha agganciato in modo automatico i requisiti alla speranza di vita, con aggiornamenti biennali. Se una critica può essere mossa, riguarda semmai il fatto che questo sistema non sia mai stato superato, più che l’aumento in sé dei requisiti.

📈 Requisiti più alti dal 2027

Il primo cambiamento riguarda l’età per accedere alla pensione:

  • Pensione di vecchiaia: da 67 anni si passerà a 67 anni e 1 mese nel 2027.
  • Nel 2028: ulteriore scatto a 67 anni e 3 mesi.

Lo stesso adeguamento interesserà anche:

  • pensione anticipata ordinaria,
  • pensione anticipata contributiva,
  • tutte le prestazioni collegate all’età anagrafica.

Si tratta di un processo già previsto da anni, che continuerà a ripetersi ogni biennio.

💶 Il vero nodo: il calcolo della pensione diventa meno favorevole

Accanto ai requisiti, c’è un aspetto meno discusso ma altrettanto impattante: dal 1° gennaio 2027 cambieranno i coefficienti di trasformazione, cioè i parametri che convertono il montante contributivo nella pensione annua.

Questi coefficienti:

  • vengono aggiornati ogni due anni,
  • riflettono l’aumento della speranza di vita,
  • diventano progressivamente meno generosi.

Risultato: a parità di contributi, chi andrà in pensione nel 2027-2028 prenderà un assegno più basso rispetto a chi è uscito nel biennio precedente. Lo stesso fenomeno si è già verificato nel passaggio 2023-2024 → 2025-2026.

🔢 Esempi concreti

Nel sistema contributivo, il montante rivalutato viene moltiplicato per un coefficiente che varia in base all’età:

  • 2026:
    • 64 anni → 5,088%
    • 67 anni → 5,608%
    • 71 anni → 6,510%
  • 2024:
    • 64 anni → 5,184%
    • 67 anni → 5,723%
    • 71 anni → 6,655%

Il calo è evidente: più aumenta la speranza di vita, più si riduce la quota annuale riconosciuta.

Questo impatta tutti i lavoratori con contributivo puro (post-1995) e, in parte, anche chi ha iniziato prima, salvo coloro che al 31 dicembre 1995 avevano già maturato almeno 18 anni di contributi.

🛡️ INPS: nessun nuovo esodato, garantita la continuità del reddito

Un altro timore diffuso riguardava il rischio di creare nuovi esodati, soprattutto per chi utilizza strumenti di uscita anticipata come:

  • isopensione,
  • contratti di espansione.

Questi strumenti accompagnano il lavoratore fino all’età prevista per la pensione di vecchiaia. Con l’aumento dei requisiti, si temeva una “finestra scoperta”: mesi senza stipendio e senza pensione.

La circolare INPS n. 41 del 3 aprile 2026 chiarisce definitivamente che questo rischio non si verificherà .

✔️ Come funziona la tutela

Il principio è semplice:

Se si allunga il requisito per la pensione, si allunga anche l’assegno ponte che accompagna il lavoratore.

Gli strumenti di prepensionamento verranno quindi prolungati automaticamente per coprire i mesi aggiuntivi richiesti dai nuovi requisiti. La tutela vale sia per chi accederà in futuro, sia per chi sta già percependo un assegno di accompagnamento.

In questo modo viene garantita la continuità del reddito e viene neutralizzato il rischio di nuovi esodati, una delle criticità più temute del sistema.

🧭 Due direttrici che cambiano il sistema

Il quadro che emerge è chiaro: il sistema previdenziale italiano si sta muovendo lungo due linee parallele:

  1. Requisiti più elevati per l’accesso alla pensione.
  2. Assegni potenzialmente più bassi a causa dei nuovi coefficienti.

Un doppio impatto che rende sempre più importante pianificare con attenzione il proprio percorso previdenziale, soprattutto per chi si trova nella fase finale della carriera lavorativa.