Pensioni 2027, cosa cambia davvero: un mese in più di lavoro e nuove regole per l’anticipo contributivo

Pensioni 2027, cosa cambia davvero: un mese in più di lavoro e nuove regole per l’anticipo contributivo

Con l’avvicinarsi della fine dell’anno, arriva una notizia che molti lavoratori attendevano con una certa apprensione: chi non riuscirà a maturare i requisiti entro il 2026 dovrà restare al lavoro più a lungo. Dal 1° gennaio 2027, infatti, l’età necessaria per accedere alla pensione aumenterà di un mese. È il primo passo dell’adeguamento alla speranza di vita previsto dalla normativa, che il governo ha scelto di distribuire su più anni: un mese nel 2027 e altri due nel 2028. Per alcuni basterà compiere gli anni nel momento “sbagliato” — tra dicembre e gennaio — per ritrovarsi a dover attendere più del previsto.

Il cambiamento non riguarda solo l’età. Per le misure basate sui contributi, come la pensione anticipata, sarà decisivo il mancato raggiungimento dell’anzianità contributiva richiesta. E non è l’unica novità: dal 2027 dovrebbe entrare in vigore l’estensione della pensione anticipata contributiva anche ai lavoratori che hanno versato contributi prima del 1996. Una modifica che amplia la platea di chi potrà valutare un’uscita anticipata, considerando che la maggior parte dei lavoratori ha iniziato a contribuire prima di quella data.

In questo quadro, è utile ricapitolare le principali vie d’uscita dal lavoro che, salvo interventi dell’ultima ora nella legge di Bilancio, saranno in vigore dal prossimo gennaio.

Vecchiaia: l’asse portante del sistema

La pensione di vecchiaia resta la via più utilizzata. Nel 2027 serviranno 67 anni e 1 mese di età e almeno 20 anni di contributi, riducibili a 15 solo nei casi previsti dalle deroghe Amato. Per chi ha iniziato a versare dopo il 1° gennaio 1996, si aggiunge un requisito economico: l’assegno deve essere almeno pari al valore dell’assegno sociale, che nel 2027 dovrebbe avvicinarsi ai 554 euro.

Alcune categorie non subiranno l’aumento legato alla speranza di vita. I lavoratori impegnati in attività gravose o usuranti continueranno ad accedere con requisiti più favorevoli, così come le persone con invalidità pari o superiore all’80%, che mantengono soglie anagrafiche molto più basse, pur con una finestra mobile di dodici mesi.

Esiste poi la versione contributiva della pensione di vecchiaia, riservata ai lavoratori interamente contributivi o a chi utilizza il computo nella Gestione Separata: in questo caso si potrà uscire a 71 anni e 1 mese, con soli cinque anni di contributi effettivi.

Anticipata: tra requisiti contributivi e nuove aperture

Accanto alla vecchiaia, la pensione anticipata rimane una delle opzioni più rilevanti. La forma ordinaria richiede 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e un anno in meno per le donne, con una finestra di tre mesi tra la maturazione dei requisiti e la decorrenza dell’assegno.

Per i lavoratori “precoci”, cioè chi aveva già accumulato un anno di contributi entro i 19 anni, sono previste soglie ridotte: 41 anni per chi svolge mansioni gravose o usuranti, 41 anni e 1 mese per disoccupati, caregiver e invalidi con almeno il 74%.

La vera novità attesa per il 2027 è l’estensione della pensione anticipata contributiva a tutti i lavoratori. Questa opzione consentirebbe di uscire a 64 anni e 1 mese (64 anni pieni per chi svolge attività gravose), con almeno 20 anni di contributi e un assegno pari a tre volte l’assegno sociale, quindi non meno di circa 1.662 euro. Per le donne sono previste soglie leggermente più basse in presenza di figli. L’importo sarebbe calcolato interamente con il sistema contributivo, anche per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996.

Lavori usuranti: la Quota 97,6 resta invariata

Per chi svolge attività particolarmente pesanti, la normativa mantiene la cosiddetta Quota 97,6, che richiede almeno 61 anni e 7 mesi e 35 anni di contributi, con la condizione che la somma tra età e anzianità raggiunga il valore previsto. Per gli autonomi la quota sale a 98,6, mentre per i lavoratori notturni esistono regole specifiche legate al numero di notti lavorate. In tutti i casi, l’attività usurante deve essere stata svolta per almeno sette anni negli ultimi dieci o per metà della vita lavorativa.

Ape sociale: proroga ancora da confermare

L’Ape sociale resta un’incognita. La misura è attualmente valida fino al 31 dicembre 2026 e la sua disponibilità nel 2027 dipenderà dalla legge di Bilancio. Se prorogata senza modifiche, permetterà l’uscita a 63 anni e 5 mesi, con requisiti contributivi che variano in base alla categoria: 30 anni per disoccupati, caregiver e invalidi civili, 36 per chi svolge mansioni gravose, ridotti a 32 per alcune professioni particolarmente pesanti. L’Ape non è una pensione, ma un’indennità ponte che accompagna il lavoratore fino alla pensione, con un tetto massimo di 1.500 euro lordi.

Uno scenario in movimento

Il 2027 si preannuncia come un anno di transizione, con requisiti che si muovono, nuove possibilità di anticipo e un sistema che continua a confrontarsi con l’invecchiamento della popolazione e con le scelte politiche che arriveranno con la manovra. Per molti lavoratori, la differenza tra uscire nel 2026 o nel 2027 potrebbe tradursi in un mese in più di lavoro o in un’opzione aggiuntiva per anticipare la pensione. In attesa delle decisioni definitive, il quadro che si delinea è quello di un sistema che cambia, ma non sempre nella direzione più semplice da interpretare.