18 Ott Crescita Italia non pervenuta: il nuovo Outlook del FMI fotografa un Paese fermo da vent’anni
Il nuovo World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale consegna una fotografia che l’Italia conosce fin troppo bene: in termini reali, la ricchezza prodotta per abitante è appena sopra i livelli del 2007.
Un incremento del 2% in quasi vent’anni, mentre Spagna, Germania e Stati Uniti hanno accumulato progressi che vanno dall’11% al 29%. E le proiezioni al 2031 non promettono un recupero del divario.
Secondo il FMI, fissando a 100 il PIL pro capite reale del 2007, l’Italia nel 2026 arriva a 102. Francia e Spagna superano quota 110, la Germania si avvicina a 116, gli Stati Uniti volano a 129. Tra le grandi economie dell’eurozona, solo la Grecia fa peggio, pur mostrando una dinamica di recupero più rapida.
Vent’anni di scosse: due crisi profonde e una ripresa che non decolla
La traiettoria italiana è segnata da due cadute violente. La prima coincide con la recessione del 2009 e la crisi dei debiti sovrani del 2012‑2013: nel 2014 il PIL pro capite tocca il minimo, scendendo a 88 punti. In sette anni si è dissolto il 12% della ricchezza per abitante. La risalita successiva è lenta, e nel 2019 l’Italia non ha ancora recuperato i livelli pre‑crisi, mentre la Spagna — che aveva sofferto in modo simile — era già tornata sopra quota 100.
Il secondo crollo arriva con il Covid: nel 2020 l’indice scende a 85,6, il punto più basso dell’intera serie storica. Il rimbalzo del biennio successivo, sostenuto anche da superbonus e PNRR, riporta l’Italia sopra i livelli del 2007 solo nel 2024, diciassette anni dopo.
Un recupero “statistico”: meno popolazione, più PIL pro capite
Una parte della ripresa recente non deriva dalla crescita, ma dal calo demografico. Gli italiani erano 60,4 milioni nel 2014; nel 2026 saranno 58,9 milioni, e nel 2031 scenderanno a 58,4 milioni. Meno abitanti significa più PIL pro capite anche senza un reale aumento della produzione. La Spagna, al contrario, ha visto crescere la popolazione e, nonostante ciò, ha registrato un aumento del PIL pro capite molto più robusto.
Guardando al PIL complessivo, il quadro è ancora più chiaro: nel 2026 l’Italia è appena il 2,7% sopra il 2007, mentre Spagna, Germania e Francia viaggiano tra il +19% e il +22%.
Il divario non si allarga più, ma nemmeno si chiude
Le previsioni del FMI per il periodo 2026‑2031 indicano una crescita italiana intorno allo 0,6‑0,8% annuo. Tradotto in PIL pro capite, significa un aumento di circa lo 0,8% l’anno, leggermente sotto Francia e Spagna, e più distante da Germania e Stati Uniti. Nel 2031 l’Italia arriverebbe a quota 106, un progresso modesto che non basta a ridurre il gap.
Con questo ritmo, l’Italia raggiungerebbe il livello attuale della Spagna solo nel 2036, e quello della Germania intorno al 2041. Nel frattempo la Grecia, che nel 2013 era scesa a 73 punti, potrebbe tornare sopra i livelli pre‑crisi già nel 2030, avvicinandosi all’Italia nel 2031.
Un mondo che corre a velocità diverse
Il FMI descrive un’economia globale divisa: da una parte i Paesi che beneficiano degli investimenti nell’intelligenza artificiale o dell’export energetico; dall’altra quelli che importano energia e hanno un ruolo marginale nelle filiere tecnologiche. L’Italia appartiene in larga parte al secondo gruppo. Per il 2026 il Fondo prevede un’inflazione al 3,3%, trainata dai costi energetici, quasi il doppio rispetto al 2025.
In questo contesto, la vera questione resta la crescita potenziale. A vent’anni dalla crisi, l’Italia non ha recuperato terreno: ha semplicemente smesso di perderne. Il FMI, nel rapporto presentato il 13 ottobre 2026 a Bangkok, ha rivisto al rialzo le stime sul PIL italiano — 0,8% nel 2026 e 0,6% nel 2027 — ma il quadro generale resta quello di un Paese che avanza lentamente mentre i partner corrono più veloci.
