03 Ott Chi può evitare la trattenuta Irpef che alleggerisce la pensione di novembre
Con l’arrivo di novembre molti pensionati potrebbero ritrovarsi un assegno più leggero del previsto.
Il motivo non è un taglio, ma l’acconto Irpef indicato nel modello 730/2026: per chi ha scelto l’Inps come sostituto d’imposta, la seconda rata — o l’unica, se l’importo è contenuto — viene trattenuta direttamente sulla pensione.
Si tratta del consueto anticipo fiscale che ogni anno riguarda lavoratori autonomi, professionisti e, in diversi casi, anche i pensionati che oltre all’assegno percepiscono altri redditi imponibili: compensi da attività lavorative, affitti tassati con il regime ordinario, o qualsiasi entrata soggetta a Irpef. L’acconto si basa sull’imposta dell’anno precedente, assumendo che la situazione fiscale non sia cambiata.
Questo meccanismo può pesare sul cedolino di novembre, ma non è immutabile. Se si prevede che le imposte dovute per il 2026 saranno inferiori — perché sono venuti meno alcuni redditi o perché sono aumentate le spese che danno diritto a deduzioni e detrazioni — l’acconto calcolato dal 730 può essere ridotto o annullato. La finestra per chiedere all’Inps di intervenire sulla trattenuta si sta chiudendo: è possibile evitare un addebito eccessivo, purché si proceda entro i termini e con calcoli corretti. Un acconto troppo basso, infatti, comporta poi il pagamento della differenza con sanzioni e interessi.
Prima di procedere è consigliabile verificare i calcoli, anche con l’aiuto di un Caf o di un professionista.
Per chi scatta l’acconto Irpef
L’acconto riguarda i pensionati che, oltre alla pensione, hanno altri redditi soggetti a Irpef. Le ritenute applicate sull’assegno potrebbero non bastare a coprire l’imposta complessiva, facendo emergere dalla dichiarazione un importo da versare.
Chi affitta con cedolare secca deve considerare un acconto separato: l’imposta sostitutiva prevede anch’essa acconti e saldo, e può generare una trattenuta sulla pensione se il pagamento passa dal 730 con l’Inps come sostituto d’imposta.
In pratica, nel 2026 si versano gli acconti relativi ai redditi dello stesso anno, che saranno poi dichiarati nel 2027.
Come si calcola l’acconto
Con il metodo storico, l’acconto Irpef è pari al 100% dell’imposta dell’anno precedente, già al netto di detrazioni, crediti e ritenute. L’obbligo scatta oltre i 51,65 euro.
- Se l’acconto è inferiore a 257,52 euro, si paga in un’unica soluzione a novembre.
- Se è pari o superiore, viene diviso in due rate: 40% a giugno, 60% a novembre.
Esempio: su un acconto di 1.000 euro, la prima rata è di 400 euro e la seconda di 600. Nel 2027 si confronteranno gli acconti versati con l’imposta effettiva: un versamento insufficiente genera un saldo da pagare, uno eccessivo produce un credito.
Ridurre o azzerare l’acconto di novembre
Se l’acconto calcolato dal 730 è superiore a quanto realmente necessario, si può usare il metodo previsionale, ricalcolando l’importo sulla base delle imposte che si ritiene di dover pagare nel 2026. Il pensionato può quindi chiedere all’Inps di ridurre o annullare la seconda rata, tenendo conto di quanto già versato con la prima.
Riprendendo l’esempio: se l’acconto previsto era 1.000 euro ma dal nuovo calcolo risultano necessari 700, dopo i 400 euro già pagati a giugno basteranno 300 euro a novembre. Se la prima rata copre già tutto l’acconto ricalcolato, la seconda può essere azzerata.
Scadenza e procedura
La comunicazione al sostituto d’imposta va fatta entro il 10 ottobre, che nel 2026 slitta a lunedì 12 ottobre. L’Inps continua a indicare il 10 ottobre nei propri avvisi: per sicurezza è meglio rispettare quella data.
Chi ha indicato l’Inps come sostituto d’imposta può intervenire accedendo con Spid, Cie, Cns o eIDAS al servizio “Assistenza fiscale (730/4): servizi al cittadino”, disponibile sul sito e sull’app Inps Mobile. Nella sezione “Riduzione II acconto” si inserisce il nuovo importo da versare — oppure zero — e si salva la richiesta, che genera un documento protocollato. La procedura vale anche per l’acconto della cedolare secca.
Attenzione ai rischi
La scelta è interamente a carico del contribuente. Se l’acconto previsionale risulta troppo basso, oltre alla differenza saranno dovuti sanzioni e interessi, con le riduzioni previste dal ravvedimento operoso. Prima di procedere – come abbiamo già ricordato a inizio articolo – è consigliabile verificare i calcoli, anche con l’aiuto di un Caf o di un professionista.
