18/11 Il punto sulle iniziative del Governo contro il dissesto idrogeologico

Secondo i dati messi in fila dall’European severe weather database (Eswd) ed elaborati da Coldiretti «a novembre in Italia ci sono stati 6 nubifragi al giorno con tempeste di pioggia, vento, trombe d’aria e grandine con un aumento record del +57% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno». Un dato che riguarda da vicino la più grande organizzazione agricola europea, secondo la quale l’ondata di maltempo ancora in corso «ha fatto salire a milioni di euro i danni nelle campagne da nord a sud del Paese».

«L’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai diventata la norma anche in Italia tanto che siamo di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione che – evidenzia Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali e territoriali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. Una situazione che preoccupa sempre più gli italiani con 3 su 4 (75%) spaventati dai cambiamenti climatici secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’».

Un contesto nel quale le istituzioni nazionali continuano a offrire soluzioni più che deficitarie, sia sul fronte della mitigazione dei cambiamenti climatici sia su quello dell’adattamento del territorio. «Il maltempo che sta investendo l’Italia in queste settimane sta aggredendo un territorio molto fragile – commenta il ministro dell’Ambiente Sergio Costa – Occorrono progetti esecutivi per aprire i cantieri e mettere in sicurezza il Paese. I fondi ci sono e vanno spesi».

A luglio di quest’anno il ministro ha firmato un Piano Stralcio che stanzia 315 milioni di euro per finanziare progetti esecutivi di tutela del territorio dal dissesto idrogeologico, che prevede 263 interventi in tutte le regioni: dal ministero sottolineano che si tratta di opere di estrema urgenza e indifferibilità, che hanno già ottenuto l’avallo dei commissari straordinari per il dissesto idrogeologico. Il problema, come documentato proprio nei giorni scorsi dalla Corte dei conti, è che anche quando i soldi ci sono spesso non vengono spesi perché rimangono impigliati nelle maglie della burocrazia. Su questo fronte il Consiglio dei ministri ha approvato ad aprile il cosiddetto Cantiere ambiente, ovvero un ddl per velocizzazione gli interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico, la cui portata rimane però tutta da verificare: al momento è fermo all’esame del Senato.

«Complessivamente – aggiunge Costa – il Governo ha stanziato 11 miliardi di euro per il triennio 2019-2021, nell’ambito del Piano nazionale Proteggi Italia, per la messa in sicurezza dal rischio di dissesto idrogeologico, con i primi 3 miliardi di euro disponibili nell’ambito del Piano stralcio 2019 per opere immediatamente cantierabili».

Visto lo stato dell’arte la prima sfida, dunque, è quella di riuscire effettivamente a spendere i soldi resi disponibili; la seconda è quella di individuare le altre, molte risorse necessarie. Sappiamo quante ne occorrono: è stato lo stesso ministero dell’Ambiente, nel 2013, a stimare in 40 miliardi di euro e 15 anni di lavori il necessario per mettere sotto controllo il rischio idrogeologico lungo lo Stivale. Possono sembrare molti, ma negli ultimi vent’anni l’Italia ne ha spesi la metà – circa 20 miliardi di euro – solo per “riparare” i danni legati al dissesto idrogeologico: anche in questo caso, dunque, prevenire conviene.