Italia nella “Top 20” dei Paesi più colpiti da siccità e alluvioni

Italia nella “Top 20” dei Paesi più colpiti da siccità e alluvioni

Negli ultimi trent’anni l’Italia è stata tra i Paesi più duramente colpiti dagli effetti della crisi climatica. Il bilancio, misurato attraverso l’impatto degli eventi meteorologici estremi, colloca la Penisola al 16° posto in una graduatoria mondiale che vede nelle prime venti posizioni non solo nazioni in via di sviluppo, ma anche realtà come Francia, Cina e Stati Uniti. A evidenziarlo è l’ultimo rapporto della ONG tedesca Germanwatch, diffuso in occasione dell’apertura della COP30 a Belém, in Brasile.

La classifica si basa sul Climate Risk Index (CRI), un indicatore creato nel 2006 che valuta gli effetti di fenomeni come ondate di calore, alluvioni e incendi. Secondo gli autori, questi eventi sono ormai “troppo frequenti nel nuovo scenario globale” e l’indice mette in luce il costo crescente dell’inazione, sia in termini economici che di vite umane.

Per calcolare l’impatto, il CRI considera tre categorie di rischio – idrologico, meteorologico e climatologico – e utilizza dati provenienti da EM-DAT, Banca Mondiale e FMI. L’analisi prende in esame sia l’anno precedente alla pubblicazione sia l’intero periodo 1995‑2024, valutando tre dimensioni: perdite economiche, numero di vittime e popolazione coinvolta.

Nella graduatoria trentennale, Dominica, Myanmar e Honduras occupano i primi tre posti. L’India è nona, davanti a Cina (11ª) e Francia (12ª, prima tra le europee). L’Italia si posiziona tra Pakistan e Guatemala, superando gli Stati Uniti (18ª).

Uno dei fattori che hanno inciso sul risultato italiano è la forte esposizione dell’Europa meridionale a ondate di calore e siccità. Nel luglio 2024, Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Francia e Marocco hanno registrato temperature estreme con vittime, incendi diffusi e gravi disagi. Gli esperti sottolineano che senza il cambiamento climatico questa ondata non si sarebbe verificata: oggi eventi un tempo eccezionali sono diventati ricorrenti, con valori superiori all’era preindustriale di 1,7‑3,5 °C.

Il problema è evidente anche sul fronte della siccità: nel settembre 2024 Sicilia e Sardegna hanno vissuto una crisi idrica dopo un anno di scarse piogge e caldo intenso, con pesanti ricadute su agricoltura e turismo. Secondo lo studio, la probabilità di un evento simile è aumentata del 50% a causa delle attività umane.

A livello globale, dal 1995 al 2024 gli eventi estremi hanno causato 832.000 morti e danni economici diretti per oltre 4.500 miliardi di dollari. Ondate di calore e tempeste hanno provocato il 66% delle vittime, mentre le inondazioni hanno colpito quasi metà della popolazione coinvolta. Le tempeste da sole hanno generato il 60% delle perdite economiche.

Lo studio distingue due categorie di Paesi più vulnerabili: quelli colpiti da eventi eccezionali (Dominica, Myanmar, Honduras, Libia) e quelli esposti a fenomeni ricorrenti (Haiti, Filippine, Nicaragua, India). In entrambi i casi, il cambiamento climatico aumenta il rischio e trasforma eventi anomali in minacce costanti.

Infine, la ricerca evidenzia come il Sud del mondo sia l’epicentro della crisi: sei dei dieci Paesi più colpiti hanno reddito medio‑basso e capacità limitata di risposta. Tra i primi dieci, solo le Bahamas appartengono alla categoria ad alto reddito. Gli autori concludono che la COP30 deve affrontare con urgenza il divario rispetto agli obiettivi globali: ridurre subito le emissioni, accelerare l’adattamento, gestire perdite e danni e garantire finanziamenti adeguati per il clima.