31 Ago Toscana, una vendemmia “parcheggiata”: giacenze record, rese tagliate e mercato in affanno. I Consorzi cercano nuove strade
In Toscana il settore vitivinicolo vive un momento delicato: nelle cantine sono stoccati 5,6 milioni di ettolitri di vino, l’equivalente di un’intera vendemmia. Tradotto: quasi 740 milioni di bottiglie ferme, invendute. Un dato che ricalca quello dell’anno precedente, ma che segna un aumento significativo rispetto al novembre 2019, quando le giacenze erano 4,4 milioni di ettolitri.
Mentre in alcune zone la vendemmia è già iniziata, diversi Consorzi hanno concordato con la Regione Toscana una riduzione delle rese del 20% per ettaro, sia per le produzioni Igt che per quelle Doc. I numeri arrivano da Cantina Italia, il portale del Ministero dell’Agricoltura, e fotografano una situazione complessa soprattutto per i rossi, in particolare tra Pisa e Firenze.
Tra i vini Dop e Igp italiani in giacenza, la denominazione Toscano/Toscana è terza con 1,6 milioni di ettolitri (4,3% del totale), mentre il Chianti è quarto con 1,4 milioni di ettolitri (3,4%). Dati simili al 2025, ma più alti rispetto al periodo pre‑Covid.
La Regione ha approvato le richieste dei Consorzi per ridurre le rese. L’assessore Leonardo Marras ha spiegato che «programmare è più efficace che rincorrere le emergenze». Una linea condivisa anche da Stefano Campatelli, direttore del Consorzio Vino Toscana: «Abbiamo chiesto che per la vendemmia 2026 la resa prevista dal disciplinare venisse abbassata del 20%, lo hanno chiesto anche Chianti, Chianti classico, Brunello di Montalcino. Questo è per contenere le disponibilità».
Campatelli parla apertamente di difficoltà: «Ci sono situazioni di giacenze al momento, c’è un po’ di difficoltà sul mercato», aggravate da «un momento di incertezza nazionale e globale» che non aiuta le esportazioni.
L’incertezza pesa anche sui consumatori: inflazione e aumento dei costi frenano gli acquisti, mentre i giovani bevono meno vino rosso. Il calo della domanda abbassa i prezzi e molte aziende soffrono. Il presidente Cesare Cecchi prova a ridimensionare il concetto di “invenduto”: «Più che di invenduto parlerei di stoccaggio, perché il vino non ha scadenza a breve».
La crisi preoccupa, ma Cecchi intravede spiragli: «Sono momenti in cui le aziende riescono a trovare nuove strade», come la crescente attenzione verso gli spumanti, possibile via di fuga in un mercato che sta cambiando rapidamente.
