Pensioni e redditi da lavoro: come funziona davvero il cumulo tra vecchiaia, anzianità, invalidità e le diverse gestioni previdenziali

Pensioni e redditi da lavoro: come funziona davvero il cumulo tra vecchiaia, anzianità, invalidità e le diverse gestioni previdenziali

Nel sistema previdenziale italiano esistono regole precise che stabiliscono quando una pensione può essere cumulata con i redditi da lavoro e quando, invece, scattano limiti o trattenute. Le pensioni di vecchiaia, di anzianità e gli assegni di invalidità liquidati con almeno 40 anni di contributi nell’ambito dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) – e nelle gestioni sostitutive, esclusive o esonerative – sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro, sia autonomo sia dipendente.

Dal 2009 questa piena cumulabilità è stata estesa anche alle pensioni di anzianità, ai prepensionamenti e alle pensioni di vecchiaia calcolate con il sistema contributivo, comprese quelle della Gestione Separata. Resta però fermo un principio: per accedere alla pensione di vecchiaia o anticipata è sempre necessario cessare il lavoro dipendente, mentre non è richiesta la chiusura dell’attività autonoma.

Per i dipendenti pubblici valgono regole più rigide: i trattamenti di inabilità non possono essere cumulati con redditi da lavoro, salvo una quota del 70% per il lavoro autonomo e del 50% per quello dipendente. Chi presenta domanda di pensione deve dichiarare che comunicherà tempestivamente eventuali attività lavorative successive alla cessazione dal servizio.

Quando il cumulo è limitato

Persistono limiti per le pensioni e gli assegni di invalidità superiori al trattamento minimo, se liquidati con meno di 40 anni di contributi e in presenza di redditi da lavoro che superano il minimo annuo. Lo stesso vale per le pensioni di anzianità dei lavoratori che passano dal full-time al part-time.

Le trattenute

Le trattenute possono essere applicate dal datore di lavoro sulla retribuzione o direttamente dall’ente previdenziale sulla pensione, ad esempio in caso di arretrati, lavoro dipendente svolto all’estero o redditi da lavoro autonomo. L’importo trattenuto varia: 50% della quota eccedente il minimo per lavoro dipendente, 30% per lavoro autonomo.

Assegno ordinario di invalidità

Chi percepisce l’assegno e continua a lavorare può subire riduzioni e trattenute: la legge 335/1995 prevede che, oltre certe soglie di reddito, la pensione venga ridotta del 25% o del 50%. Quando l’assegno viene trasformato in pensione di vecchiaia, il cumulo torna pieno.

Pensione di inabilità

È incompatibile con qualsiasi attività lavorativa, in Italia o all’estero. In caso di violazione, l’INPS revoca la pensione e valuta la concessione dell’assegno ordinario di invalidità.

Pensione di invalidità ante 1984

Se il reddito supera tre volte il trattamento minimo, la pensione viene sospesa. La disciplina cessa quando il pensionato raggiunge l’età per la vecchiaia.

Pensione anticipata precoci e Quota 100

Non sono cumulabili con redditi da lavoro, salvo prestazioni autonome occasionali entro 5.000 euro annui.

Dichiarazioni e sanzioni

Chi è soggetto a incumulabilità deve presentare la dichiarazione dei redditi nei termini IRPEF. La mancata comunicazione comporta una sanzione pari all’intero importo annuo della pensione percepita, oltre alle sanzioni previste per datore di lavoro e lavoratore dipendente.
fonte: INPS