25 Mag Nuova tassa sugli appartamenti sfitti e tassazione generale sugli immobili: cosa sta accadendo in Europa e cosa prevede oggi l’Italia
La crisi abitativa che sta attraversando molti Paesi europei ha riportato al centro del dibattito il tema delle case sfitte e della tassazione sugli immobili non utilizzati. In un contesto in cui i prezzi delle abitazioni continuano a crescere e le famiglie incontrano difficoltà nell’accesso ai mutui per l’acquisto della prima casa, diversi governi stanno intervenendo con misure mirate per aumentare l’offerta di alloggi e scoraggiare il mantenimento di immobili vuoti. La Svizzera ha introdotto un sistema di affitti proporzionati al reddito, mentre a Parigi il neo sindaco Emmanuel Grégoire ha avviato un programma per l’edilizia abitativa che prevede il raddoppio delle tasse sulle abitazioni non occupate, con un costo che può arrivare fino a quattromila euro l’anno per i proprietari che lasciano gli immobili inutilizzati. Secondo gli ultimi dati dell’INSEE, nella capitale francese un alloggio su cinque non è abitato, pari a circa duecentosettantaquattromila unità, e la percentuale è in aumento, con un incremento dal sette al dieci per cento negli ultimi dieci anni. Che si tratti di alloggi sfitti o di seconde case, questi immobili restano vuoti per la maggior parte dell’anno.
In Italia, il tema delle case disabitate si intreccia con il sistema fiscale vigente, che già oggi impone una serie di tributi anche sugli immobili non utilizzati. La pagina consultata chiarisce che il fatto che una casa rimanga vuota non comporta automaticamente l’esonero dal pagamento delle tasse, poiché alcuni tributi restano comunque dovuti anche in assenza di utilizzo dell’immobile. L’IMU è il primo elemento da considerare: si applica a tutti gli immobili, indipendentemente dal fatto che siano abitati o meno, e deve essere versata ogni anno al Comune di riferimento. Sono previste esenzioni solo in casi specifici, come per l’abitazione principale o per gli immobili dichiarati inagibili, per i quali è possibile ottenere una riduzione del cinquanta per cento della base imponibile, previa certificazione comunale che attesti lo stato di degrado strutturale dell’edificio.
Un altro tributo che continua a essere dovuto anche quando la casa rimane vuota è la TARI. La tassa sui rifiuti si basa infatti sulla potenzialità dell’immobile di produrre rifiuti e non sulla produzione effettiva, motivo per cui anche una casa al mare inutilizzata durante l’inverno resta soggetta al pagamento, purché sia in condizioni da permetterne l’uso . L’esenzione è possibile solo se l’immobile è inagibile o inabitabile e se tutte le utenze essenziali risultano disattivate, condizione che deve essere dimostrata dal proprietario. La Cassazione ha inoltre stabilito che, per accedere alle agevolazioni, è sufficiente un’autocertificazione che attesti l’impossibilità di utilizzare l’immobile, salvo che lo stato di inagibilità sia già noto al Comune.
Il quadro fiscale si completa con il canone Rai, dovuto se nell’immobile è presente un televisore, e con l’Irpef sui redditi da locazione nel caso in cui la casa venga affittata, con la possibilità di optare per la cedolare secca a tassazione fissa.
Il confronto con le misure adottate in altri Paesi europei evidenzia come l’Italia, pur non avendo introdotto una tassa specifica sulle case sfitte, applichi già oggi un sistema impositivo che rende economicamente rilevante il mantenimento di un immobile non utilizzato. La discussione europea sul tema, alimentata da esempi come quello francese, potrebbe riaprire anche nel nostro Paese il dibattito su strumenti più incisivi per contrastare la crescita degli alloggi vuoti e favorire un utilizzo più efficiente del patrimonio immobiliare.
