03 Mar L’Italia guida una poco invidiabile classifica per spreco di cibo a livello domestico
L’Italia è oggi il Paese europeo che spreca più cibo a livello domestico: 555,8 grammi a persona ogni settimana, un valore superiore a quello di francesi (459,9 g), spagnoli (446,5 g), olandesi (469,6 g) e tedeschi (512,9 g). In pratica, ogni italiano butta circa 100 grammi in più rispetto a un francese o a uno spagnolo, come rilevato dal Cross Country Report 2025 di Waste Watcher.
Nonostante questo primato negativo, c’è un miglioramento: dal 2015 lo spreco settimanale pro capite è diminuito di quasi 100 grammi, anche se restiamo lontani dall’obiettivo 2030 di scendere a 369,7 grammi.
Spreco globale e impatto ambientale
Secondo il Food Waste Index Report 2024 dell’UNEP, nel mondo si sprecano 1,05 miliardi di tonnellate di cibo all’anno, pari a un terzo della produzione globale. Ogni persona getta via quasi 80 kg di alimenti, mentre 670 milioni di persone soffrono la fame. Lo spreco alimentare genera quasi il 10% delle emissioni globali e consuma un quarto dell’acqua dolce agricola. Se fosse uno Stato, sarebbe il terzo emettitore mondiale dopo Cina e Stati Uniti.
La situazione italiana nel 2026
Da febbraio 2025 lo spreco domestico è sceso di 63,9 grammi, arrivando a 554 g a settimana. In valore economico, ciò che buttiamo vale 7 miliardi di euro. Sommando distribuzione, industria e agricoltura, la filiera dello spreco in Italia supera 13,5 miliardi di euro e oltre 5 milioni di tonnellate di cibo.
Le differenze territoriali sono marcate:
- Nord: 516 g (-7%)
- Centro: 570,8 g (+3%)
- Sud: 591,2 g (+7%)
Le famiglie con bambini sprecano meno (-10%), così come i comuni sotto i 30.000 abitanti (-8%). I cibi più buttati sono frutta fresca (22,2 g), verdura (20,6 g), pane (19,6 g), insalata (18,8 g) e cipolle/aglio/tuberi (17,2 g).
Boomers vs Gen Z: due generazioni chiave
I più virtuosi sono i Boomer (nati 1946–1964), che sprecano 352 g a settimana. I peggiori sono i Gen Z, che arrivano a 799 g.
Secondo Andrea Segrè, la riduzione dello spreco passerà dalla collaborazione tra esperienza pratica dei più anziani e competenze digitali dei più giovani: una “intelligenza intergenerazionale” necessaria per dimezzare gli sprechi entro quattro anni.
L’aumento dell’insicurezza alimentare
Il report segnala anche un peggioramento dell’indice di insicurezza alimentare, salito a 14,36 (+0,5 rispetto al 2025). L’aumento è più forte al Sud (+28%) e tra i giovani della Gen Z (+50%).
