23 Ott Leva obbligatoria e scenari di guerra: cosa prevede la normativa italiana
In un contesto geopolitico sempre più instabile, con il conflitto russo-ucraino ancora in corso e le tensioni in Medio Oriente, torna al centro del dibattito pubblico la questione della leva militare obbligatoria.
In Italia, la leva è stata sospesa dal 1° gennaio 2005, ma non abolita: ciò significa che, in caso di emergenza, il servizio potrebbe essere riattivato con decreto presidenziale. La Costituzione italiana, all’articolo 52, stabilisce che la difesa della Patria è un dovere sacro di ogni cittadino, senza distinzione di sesso o genere. I Comuni continuano a pubblicare annualmente le liste di leva, come previsto dal Codice dell’ordinamento militare (D.Lgs. 66/2010), includendo i giovani maschi che compiono 17 anni, in vista di un eventuale ripristino del servizio.
Nel 2025, il Governo ha avviato l’iter per un disegno di legge volto a costituire una riserva militare ausiliaria composta da circa 10.000 ex volontari, con meno di 40 anni, già formati come VFI o VFT. Parallelamente, è stata proposta la reintroduzione della leva obbligatoria per i giovani tra i 18 e i 26 anni, con sei mesi di servizio militare o civile da svolgere nella propria regione. In caso di guerra deliberata dalle Camere (art. 78 Cost.), verrebbero mobilitati prima i corpi armati dello Stato, poi gli ex militari congedati da meno di cinque anni, e infine i civili idonei tra i 18 e i 45 anni, previa visita medica. La pubblicazione delle liste di leva, come quella dei nati nel 2008, non equivale a una chiamata alle armi, ma rappresenta un adempimento amministrativo previsto dalla normativa vigente.
La leva obbligatoria, pur sospesa, resta uno strumento attivabile in caso di necessità nazionale. Il dibattito politico si è riacceso anche per via delle dichiarazioni di alcuni esponenti di governo, che vedono nella leva un’opportunità di rafforzamento civico e difensivo. Tuttavia, l’inserimento dei nominativi nelle liste comunali non può avvenire automaticamente per i minorenni, ma richiede il consenso dei genitori. In sintesi, mentre l’arruolamento resta volontario, il quadro normativo italiano mantiene aperta la possibilità di una riattivazione della leva obbligatoria, qualora le condizioni internazionali lo rendessero necessario.
