CREA: la politica agricola e di sviluppo rurale di fronte alle sfide dell’agenda 2030

CREA: la politica agricola e di sviluppo rurale di fronte alle sfide dell’agenda 2030

La Politica Agricola Comune (PAC) ha messo in campo negli anni interventi strategici volti a supportare il sistema economico e ad accrescere il benessere sociale e collettivo. Tra questi, la realizzazione di opere infrastrutturali, se adeguatamente programmate, offre significative opportunità di sviluppo per le aree rurali. Le strategie territoriali partecipate possono consentire di valutare l’impatto di tali investimenti in termini di competitività e sostenibilità ambientale, sociale ed economica e, di riflesso, il loro reale contributo al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delineati dall’Agenda 2030. Per contribuire al dibattito sul tema, il CREA Centro Politiche e bioeconomia ha organizzato un seminario nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2020 promosso dall’Alleanza per lo sviluppo sostenibile (ASVIS), alla quale il CREA aderisce. L’incontro, al quale hanno preso parte alcuni testimoni istituzionali privilegiati e beneficiari finali dei finanziamenti pubblici, ha avuto lo scopo di illustrare e riflettere sul peso e il ruolo che le infrastrutture irrigue e di servizio ricoprono all’interno delle politiche agricole e di sviluppo rurale, e il valore aggiunto che gli investimenti apportano ai percorsi di sviluppo rurale sostenibile (stabilità delle produzioni; posti di lavoro e occupazione; sviluppo dell’economia locale – agricola ed extra-agricola -; qualità della vita delle popolazioni rurali). L’evento ha inoltre evidenziato come la sinergia, l’interlocuzione e la cooperazione tra i livelli istituzionali e le politiche possono contribuire a raggiungere gli OSS.

L’ATTUAZIONE DELLA POLITICA AGRICOLA A SUPPORTO DEGLI OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE E DELL’AGENDA 2030

«…La politica agricola e dello sviluppo rurale deve puntare ad una dimensione globale e ad un’azione coerente tra le sue politiche, in linea con l’Agenda 2030 e con il suo impegno a migliorare la connessione delle politiche per lo sviluppo sostenibile…» (Commissione Europea, COM (2017) 713). Così l’Unione europea citava la necessità di sinergia e di avvicinamento alla sfera globale da parte delle politiche europee, confermando i contenuti del nuovo «consenso europeo sullo sviluppo», adottato dall’Unione europea e dai suoi paesi membri in risposta all’Agenda delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile 2030 e ai suoi OSS, da applicarsi in tutte le politiche e in tutti i settori contemplati dall’Agenda 2030, con particolare attenzione, tra l’altro, all’agricoltura e allo sviluppo rurale. Il settore agricolo, negli ultimi decenni ha registrato un notevole aumento della produttività agricola, cui si sono spesso associati costi sociali e ambientali: stress idrico, degrado del suolo, diminuzione della biodiversità, cambiamento climatico (FAO, 2018). L’agricoltura, infatti, se svolta in maniera intensiva può generare problemi di sostenibilità; pertanto, è individuata come un settore cruciale per il raggiungimento degli OSS. A livello UE, le proposte sulla PAC post 2020 sono fortemente orientate alla sostenibilità, riconoscendo il potenziale dell’agricoltura sostenibile a contribuire a ben 13 dei 17 SDG (CE, 2017) e, potenzialmente, anche all’aumento della redditività, dell’inclusione sociale, economica e politica e dei partenariati tra soggetti pubblici, pubblico-privati e nella società civile. In particolare, la politica di sviluppo rurale può perseguire tali obiettivi finanziando investimenti per la tutela dell’ambiente, per il clima e per il miglioramento della qualità della vita. Nel corso degli ultimi decenni i finanziamenti si sono concentrati maggiormente sulle infrastrutture irrigue, indispensabili per un’agricoltura competitiva, di qualità e sostenibile, e sui servizi a sostegno della popolazione locale, necessari per aumentare la qualità della vita dei cittadini.

IL RUOLO DELLE INFRASTRUTTURE IRRIGUE NEL PERSEGUIMENTO DELLA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE, SOCIALE ED ECONOMICA

La disponibilità e gestione sostenibile delle risorse idriche sono tra gli OSS dell’Agenda 2030 (figura 1). In un contesto climatico sempre più mutevole, in cui circa 100 milioni di cittadini europei sono interessati da fenomeni di carenza idrica, occorre programmare adeguate politiche di investimento per un uso efficiente e sostenibile dell’acqua per tutti i settori di utilizzo, che consentano una maggiore resilienza del settore agricolo ai cambiamenti climatici e agli eventi siccitosi. Il settore agricolo, infatti, è fortemente dipendente dalla disponibilità di acqua, soprattutto nelle aree del Mediterraneo (in Italia il 20% della superficie coltivata è anche irrigata) ma, utilizzando elevati volumi di acqua, deve garantirne l’uso sostenibile. Sono, quindi, fondamentali investimenti mirati alle esigenze territoriali sul sistema delle opere irrigue nel loro complesso (dal prelievo della risorsa, al trasporto dell’acqua ai luoghi di utilizzo, fino alla distribuzione al campo) che, promuovendo un uso efficiente dell’acqua, consentano una maggiore e più costante disponibilità a fini irrigui e una maggiore stabilità delle produzioni (con conseguente benessere del settore primario e dei settori economici ad esso collegati) riducendo, allo stesso tempo, le pressioni sulle risorse idriche.

La programmazione delle politiche di investimento, capaci di affrontare le problematiche sia di tipo infrastrutturale che ambientale dei territori, necessita di un approccio partecipato e attento alle questioni ambientali in grado di coinvolgere tutte le istituzioni e le competenze interessate (Autorità di distretto, Ministeri, regioni e PP.AA., enti di ricerca, Associazioni e organizzazioni di categoria, enti irrigui, enti di ricerca), oltre che di sistemi di supporto alle decisioni capaci di fornire informazioni sul contesto irriguo e sugli interventi necessari a rispondere alle esigenze di infrastrutturazione del territorio, quali ad esempio SIGRIAN [1] e DANIA [2].
I fondi per lo sviluppo rurale possono contribuire alla realizzazione di interventi sulle infrastrutture irrigue e al raggiungimento dei target di sviluppo sostenibile connessi all’efficientamento dell’uso dell’acqua. Nella programmazione 2014-2020 le infrastrutture irrigue a carattere collettivo ed interaziendale sono state finanziate attraverso la sottomisura 4.3, sia nei Piani di Sviluppo Rurale (PSR) regionali che nel Piano di Sviluppo Rurale Nazionale (PSRN) (vedi Fig. 2 – Investimenti irrigui nelle Politiche di sviluppo rurale). Il PSRN, riservato ad interventi di rilevanza nazionale, ha finanziato sia interventi per l’incremento della disponibilità idrica (aumento capacità di invaso e riuso irriguo acque reflue depurate) che per efficientare la distribuzione (riduzione delle perdite dalle reti e tecnologie per la misurazione e il telecontrollo). Durante il Festival, alcuni Consorzi beneficiari del Programma hanno presentato il proprio progetto, evidenziandone i principi di innovazione e sostenibilità che ne hanno portato alla selezione, illustrando come tali progetti si inseriscono in un più ampio quadro di attività svolta da tali enti per favorire l’uso sostenibile dell’acqua e la produzione di esternalità positive, coordinando a livello di territorio le azioni individuali aziendali per la gestione sostenibile dell’acqua.

INFRASTRUTTURE A SERVIZIO DELLA POPOLAZIONE

Inaccessibilità e carenza di collegamenti sono causa di ritardi e isolamento; per questo motivo, la dotazione infrastrutturale di un territorio è strettamente connessa al suo sviluppo economico. Gli investimenti finanziati dal FEASR per la realizzazione di piccole infrastrutture di contesto contribuiscono alla tenuta socio-economica delle aree rurali e sono state oggetto di approfondimento della seconda sessione dell’evento. L’inquadramento del tema è stato fornito da una relazione introduttiva volta a presentare uno studio condotto nell’ambito della Rete Rurale Nazionale, i cui principali risultati sono riportati nel Rapporto di Ricerca “Infrastrutture e sviluppo territoriale. Il contributo della politica di sviluppo rurale “. Lo studio, ha consentito di identificare il peso e la natura degli interventi infrastrutturali nei Programmi di Sviluppo Rurale (PSR) (figura 3 e 4).

La percentuale di risorse ad esse riservate sul totale programmato dai PSR è passata, nel corso delle programmazioni, dall’8% al 14% con investimenti finalizzati a sostenere la dimensione economica e socio-territoriale delle aree rurali, attraverso la realizzazione di infrastrutture di tipo primario e secondario (figura 3). Le prime, sono destinate a connettere fisicamente le aziende agricole, mentre le seconde si propongono di migliorare la qualità di vita dei territori, in termini di vivibilità e attrattività.

Le criticità rilevate nel Rapporto evidenziano un deficit di informazioni sulla dotazione infrastrutturale dei territori e sull’impatto degli interventi cofinanziati dai PSR, che limita considerevolmente la programmazione di investimenti strategici e/o innovativi, anche a causa della ridotta capacità amministrativa dei piccoli Comuni. Un sistema di delivery eccessivamente complicato (normativa appalti pubblici, regole specifiche di funzionamento del FEASR) per le piccole amministrazioni comunali (con poche risorse umane dedicate) ha reso evidente la necessità di ridurre al minimo la competizione tra Comuni e attivare procedure negoziali con gli Enti Locali al fine di ottimizzare i finanziamenti e aumentare l’efficacia degli interventi messi in campo. Incentivare la partecipazione associata, infatti, consentirebbe di programmare gli interventi e la loro gestione nel tempo (piani di manutenzione, autonomia finanziaria), garantendo, di fatto una sostenibilità delle progettualità finanziate.

La proficua collaborazione tra diversi livelli istituzionali è stata testimoniata dall’intervento al seminario della Regione Emilia-Romagna in merito gestione degli interventi infrastrutturali nell’ambito del PSR. Consapevole della molteplicità dei ruoli rivestiti dagli Enti locali, in fase di predisposizione del PSR, la Regione ha investito molto nel coinvolgimento dei Comuni nella programmazione degli interventi infrastrutturali, localizzando le azioni per area geografica e ambito tematico. Gli ottimi risultati in termini di ammissibilità delle progettualità presentate, confermano l’attivazione di un circuito virtuoso in cui la comunicazione tra istituzioni e territorio ha facilitato la risposta del PSR ai fabbisogni espressi. I finanziamenti hanno previsto soprattutto infrastrutture a servizio della popolazione, come il progetto la “Casa della Salute- La Carrucola”, realizzato nel Comune di Guiglia, sull’Appennino modenese e di cui hanno reso testimonianza il sindaco e alcune figure dirigenziali dell’ASP (Azienda pubblica di servizi alla persona) coinvolte nella gestione della struttura. L’intervento di ristrutturazione e adeguamento ha riguardato il piano terra (pertanto accessibile ai disabili) di un immobile di proprietà del Comune, dove sono stati attivati e riorganizzati diversi servizi di Medicina di Gruppo (Medicina Generale, Pediatra di Libera Scelta), un ambulatorio ostetrico, uno infermieristico, ambulatori specialistici di cardiologia e otorinolaringoiatria, ecc… Il progetto ha previsto, inoltre, la realizzazione della “Comunità Alloggio”, destinata ad ospitare gli anziani che non possono provvedere a sé stessi autonomamente. Nel corso degli interventi è stato evidenziato come la “Casa della Salute”, primo esempio di struttura polifunzionale in area montana regionale, sia il frutto di un percorso di partecipazione, informazione e condivisione tra ASP, Amministrazione comunale, medici e tutta la comunità. Essa rappresenta una buona pratica di collaborazione fra pubblico e privato, che ha consentito di risolvere un’emergenza o stato di disagio, a vantaggio, soprattutto, di coloro che vivono in condizione di fragilità.

Risulta quindi fondamentale impegnarsi per programmare congiuntamente gli interventi, incentivare il coordinamento tra le azioni, e monitorare gli investimenti infrastrutturali allo scopo di integrare competenza, informazione e cooperazione affinché i singoli impegni possano sommarsi per il raggiungimento del bene comune e degli obiettivi di sostenibilità.

 

NOTE

Silvia Baralla, Marianna Ferrigno, Raffaella Zucaro, Annalisa Del Prete, Catia Zumpano
CREA-Centro di ricerca Politiche e Bio-economia