Autovelox, da domenica cambiano le regole: entra in vigore il nuovo decreto tra omologazioni, verifiche e dubbi interpretativi

Autovelox, da domenica cambiano le regole: entra in vigore il nuovo decreto tra omologazioni, verifiche e dubbi interpretativi

Domenica sarà una giornata da bollino rosso non solo per il traffico, ma anche per le nuove regole sugli autovelox. La Gazzetta Ufficiale ha pubblicato oggi il decreto firmato l’8 giugno dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che entrerà in vigore domani, 12 luglio. L’obiettivo è chiaro: mettere ordine dopo anni di caos normativo e una lunga stagione di ricorsi sulle multe per eccesso di velocità. La Corte di Cassazione, con numerose ordinanze, ha ribadito che i dispositivi devono essere omologati e non semplicemente approvati, distinguendo tra un procedimento tecnico e uno amministrativo.

Il decreto – atteso da anni e sempre rinviato dai governi precedenti – ridisegna la mappa degli autovelox legali. Secondo il Mit, i dispositivi già conformi ai requisiti di omologazione sono circa 3.150. Gli altri, circa 850, dovranno essere sottoposti a una nuova procedura: i produttori dovranno richiedere l’omologazione del prototipo presentando documentazione integrativa.

Per evitare nuovi contenziosi, il decreto definisce in modo puntuale le prestazioni e le caratteristiche di affidabilità dei rilevatori: – il riconoscimento delle targhe dovrà raggiungere almeno il 95%; – la stessa soglia sarà richiesta per l’abbinamento tra velocità rilevata e veicolo. Proprio su questi aspetti, in passato, si sono giocati molti ricorsi.

Il nodo degli autovelox post 2017

Nonostante il nuovo quadro normativo, restano alcune perplessità. Massimiliano Mancini, segretario dell’Upli, osserva che il decreto apre una fase nuova per i dispositivi di ultima generazione, ma lascia irrisolto il tema degli autovelox “salvati” perché installati dopo il 2017: «Non può bastare un atto amministrativo. La Cassazione ha ricordato più volte la gerarchia delle fonti: un decreto non è superiore alla legge. E omologazione e approvazione non sono la stessa cosa».

Il provvedimento pubblicato oggi disciplina in modo organico omologazione, verifica e taratura. Entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione, dunque dal 12 luglio, proprio mentre milioni di italiani si mettono in viaggio per le vacanze estive.

Negli ultimi anni la distinzione tra approvazione e omologazione ha generato una pioggia di ricorsi: dispositivi privi di certificazione, multe contestate, contenziosi tra automobilisti e amministrazioni. Nel 2024 la Cassazione ha stabilito che le sanzioni basate su apparecchi non omologati sono invalidabili, se non ancora estinte.

Il decreto del 2026 interviene su ciò che il provvedimento dell’aprile 2024 aveva lasciato in sospeso: la validità tecnica delle apparecchiature. Prima della firma, oltre 70 autovelox installati in Italia non rispettavano il Codice della Strada, che agli articoli 45 e 142 richiede dispositivi “debitamente omologati” per certificare un’infrazione.

Con le nuove regole: – tutti i rilevatori installati dopo il 2017 saranno considerati automaticamente omologati; – quelli precedenti dovranno superare test tecnici obbligatori.

Per ottenere l’omologazione, i dispositivi dovranno garantire: – rilevazione della velocità tra 30 km/h e 230 km/h; – tolleranza massima di 3 km/h fino a 100 km/h e del 3% oltre tale soglia.

L’omologazione è solo il primo passo. Il decreto impone: – taratura iniziale prima dell’installazione; – verifiche periodiche annuali; – controlli di funzionalità e tracciabilità delle operazioni. In assenza di queste procedure, il dispositivo dovrà essere disattivato.

La nota del Ministero: “3.150 autovelox in regola”

Il Mit ha diffuso una nota per chiarire il quadro: «Alla luce delle nuove regole in vigore dalla mezzanotte, i dispositivi attivi che rispettano i requisiti di omologazione sono circa 3.150. Per gli altri, circa 850, i produttori dovranno richiedere l’omologazione del prototipo».

Il ministero sottolinea la soddisfazione del ministro Salvini, ribadendo che la sicurezza stradale resta una priorità, «senza che il controllo si trasformi in un pretesto per fare cassa a spese dei cittadini».