Rinvio dell’applicazione del regime IVA per i centri sportivi, e perché

Rinvio dell’applicazione del regime IVA per i centri sportivi, e perché

Rinviare l’applicazione dell’IVA ai centri sportivi italiani significa concedere tempo prezioso per assorbire e rendere più gestibili norme che, dal punto di vista economico e burocratico, rischiano di gravare pesantemente su un settore che svolge una funzione sociale fondamentale. L’introduzione dell’articolo 10 del regime IVA, che sostituirebbe l’attuale articolo 4, comporterebbe infatti un onere imposto dalla Comunità Europea e suscita grande preoccupazione tra gli operatori.

Il presidente di ANIF, Giampaolo Durigon, ha spiegato in una intervista che compare oggi sull’edizione romana del Corriere dello Sport che l’impatto di questa misura sarebbe notevole: i centri sportivi dilettantistici, che spaziano dall’avviamento allo sport dei giovani alla promozione dell’attività fisica per adulti, fino alla formazione di atleti olimpici, verrebbero appesantiti da nuovi obblighi fiscali e amministrativi. Durigon ha sottolineato che ANIF ha chiesto più volte modifiche e correttivi per mitigare gli effetti dell’articolo 10 e che lo slittamento della sua applicazione rappresenta una necessità condivisa anche con il Ministro dello Sport Andrea Abodi. Secondo Durigon, questa proroga darebbe respiro a realtà già messe a dura prova dalla pandemia e dal caro energia, consentendo loro di organizzarsi meglio e continuare a svolgere il proprio ruolo sociale senza ulteriori ostacoli.

Durigon ha inoltre ricordato che lo sport è ormai riconosciuto come un motore di benessere per i cittadini e che la riforma non può penalizzare i suoi primi utenti. Per questo ANIF si è battuta affinché i centri sportivi non vengano gravati da ulteriori oneri che ne limiterebbero lo sviluppo, ribadendo che facilitare chi contribuisce alla diffusione dell’attività fisica significa investire in salute pubblica e risparmio per lo Stato.