10 Nov Riforma delle pensioni: dal 2027 sarà addio alla legge Fornero con uscite anticipate?
Dopo l’ennesimo nulla di fatto sulla manovra di Bilancio attualmente in discussione, la delusione tra i lavoratori e i pensionandi è palpabile. La riforma delle pensioni, spesso indicata come priorità dai governi e dal Centrodestra, resta al palo: i circa 18 miliardi a disposizione sono risorse limitate e non consentono interventi strutturali, al punto che non è stato possibile nemmeno sterilizzare l’aumento di tre mesi dei requisiti atteso per il 2027. Tuttavia, proprio la manovra “low cost” ha il merito di sistemare i conti pubblici, riducendo i vincoli europei: un passaggio che rende più plausibile, seppur ancora ipotetica, una riforma previdenziale nel 2026 in vista della legge di Bilancio 2027.
Nell’orizzonte politico, la finestra del 2026 appare strategica anche per il calendario elettorale: nel 2027 si tornerà alle urne e un intervento ad alto consenso come la riforma delle pensioni potrebbe diventare il viatico principale della campagna. Fatte salve le incognite (come l’esito del referendum sulla giustizia), l’ipotesi di superare la Fornero torna al centro del dibattito: si ragiona su misure già note, riadattate in chiave di sostenibilità finanziaria. La parola d’ordine è flessibilità, con strumenti pensati sia per chi ha carriere lunghe sia per chi rischia di rimanere incastrato nell’attuale età di vecchiaia.
Tra le ipotesi, spicca la “quota 41 flessibile”: pensione a partire dai 62 anni con 41 anni di contributi, accompagnata da una riduzione lineare dell’assegno pari al 2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni o all’età pensionabile vigente al momento dell’introduzione. In chiave di equità sociale, il taglio non si applicherebbe ai contribuenti con ISEE familiare sotto i 35.000 euro. Parallelamente, si ipotizza un’uscita anticipata a 64 anni per tutti, in forma simile all’anticipata contributiva, con almeno 25 anni di versamenti e assegno pari ad almeno tre volte l’importo dell’assegno sociale, consentendo di integrare il requisito con rendite dei fondi pensione o TFR convertito in rendita.
Il combinato disposto di queste due misure, se confermato, costituirebbe un effettivo passo verso il superamento della legge Fornero, riallineando il sistema su binari di flessibilità controllata. Resta però la natura ipotetica della riforma: qualsiasi intervento dovrà reggere al vaglio dei conti, della sostenibilità di lungo periodo e dell’iter parlamentare. Per ora la manovra mette in sicurezza i saldi, ma il prossimo anno sarà decisivo per trasformare ipotesi e proclami in norme: dare una via d’uscita a chi ha carriere lunghe e anticipare a 64 anni per chi ha versamenti più brevi potrebbe essere il compromesso politico e finanziario che il Paese attende.
