Pensioni, il governo valuta nuovi scivoli e un ampliamento delle uscite

Pensioni, il governo valuta nuovi scivoli e un ampliamento delle uscite

Il dibattito sulle pensioni resta centrale, anche se la vera riforma previdenziale continua a slittare e il confronto politico entrerà nel vivo solo dopo la pausa estiva. Nonostante le priorità del Paese siano oggi altre — dalla crisi energetica ai rincari di carburanti e bollette — il tema delle uscite dal lavoro rimane uno dei più discussi. Il governo sta infatti valutando interventi mirati, con l’obiettivo di ridurre le disparità tra categorie e introdurre strumenti che permettano un’uscita anticipata sostenibile per i conti pubblici.

Tra le misure al centro dell’attenzione c’è l’Isopensione, già prevista dalla riforma Fornero e pensata per accompagnare i lavoratori verso il pensionamento anticipato e, allo stesso tempo, aiutare le aziende nei processi di riorganizzazione . In origine consentiva fino a 4 anni di anticipo, riservati ai dipendenti di aziende con almeno 15 lavoratori coinvolte in riduzioni di organico. Negli anni lo scivolo è stato ampliato a 7 anni, con una scadenza fissata al 31 dicembre 2026. Ora l’esecutivo valuta di prorogare questa versione più favorevole almeno fino al 2029.

Il motivo è semplice: l’Isopensione non pesa sulle casse dello Stato, perché il costo è interamente a carico dell’azienda, che versa all’INPS sia le somme per l’assegno mensile sia i contributi figurativi per tutto il periodo di anticipo. L’INPS eroga l’assegno mese per mese, calcolato sulla contribuzione maturata dal lavoratore al momento dell’uscita.

Accanto agli scivoli, il governo sta valutando un’altra novità: l’estensione della pensione di vecchiaia contributiva. Oggi questa formula permette di andare in pensione a 71 anni con almeno 5 anni di contributi, ma è riservata solo ai contributivi puri, cioè a chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995 . L’idea sarebbe di aprirla anche ai lavoratori “misti”, cioè con contributi versati prima del 1996.

L’ampliamento, però, avrebbe una condizione precisa: chi sceglie questa strada dovrebbe accettare il ricalcolo interamente contributivo della pensione, rinunciando alla quota retributiva . Una soluzione utile per chi rischia di non raggiungere i 20 anni necessari per la pensione di vecchiaia ordinaria, ma che comporterebbe assegni più bassi.