Pensioni, dal 2027 si andrà in pensione più tardi: aumenti graduali e pochi correttivi

Pensioni, dal 2027 si andrà in pensione più tardi: aumenti graduali e pochi correttivi

La legge di Bilancio 2026 ha ufficializzato l’innalzamento dell’età pensionabile a partire dal 2027. Il nuovo sistema prevede un aumento graduale: un mese in più nel 2027 e due mesi aggiuntivi nel 2028, portando l’età di uscita a 67 anni e 3 mesi nel 2027 e 67 anni e 5 mesi nel 2029. Solo i lavoratori impiegati in mansioni gravose e usuranti saranno esentati da questo adeguamento, una scelta di compromesso per evitare il costo di 3 miliardi di euro di un blocco totale.

Secondo la normativa, tra le professioni considerate gravose rientrano medici, infermieri, maestri d’asilo, meccanici, saldatori, vigili del fuoco e agenti di polizia. Tuttavia, nell’elenco compaiono anche categorie meno ovvie come estetisti, fisioterapisti e pittori. I sindacati chiedono maggiore equità: il Siulp auspica l’inclusione dei vigili urbani tra i lavori usuranti, mentre l’Anief chiede lo stesso per il personale scolastico e Ata. Anche la pensione anticipata subirà modifiche: dal 2028 serviranno 43 anni e 1 mese di contributi per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne.

🔍 Il nodo politico e il silenzio del governo

Il confronto tra governo e sindacati del 10 ottobre ha confermato i timori: nessuna riforma previdenziale è stata discussa. E’ evidente l’assenza di volontà politica di portarla avanti mentre si deve sottolineare come il sistema attuale stia diventando insostenibile. Le pensioni si ottengono sempre più tardi e con assegni sempre più bassi, mentre il futuro previdenziale delle giovani generazioni si allontana. Le misure temporanee come Ape Sociale, Quota 103 e Opzione Donna coinvolgeranno appena 20 mila persone e non risolvono il problema strutturale.

📉 Assegni più bassi e Tfr a rischio

Dal 2025 i nuovi coefficienti di trasformazione ridurranno ulteriormente gli importi delle pensioni. La proposta di utilizzare il Tfr per anticipare l’uscita è stata definita “paradossale” dalla CGIL: si chiede ai lavoratori di pagarsi da soli la pensione, intaccando il proprio salario differito. Per colmare l’aumento dell’importo soglia servirebbe un Tfr di oltre 128 mila euro, cifra irraggiungibile per la maggior parte dei lavoratori.