Nuove regole Smart working: previsti arresto e multe fino a 7.500 euro

Nuove regole Smart working: previsti arresto e multe fino a 7.500 euro

Chi non fornisce le informazioni dovute, paga. È questo il principio alla base della nuova normativa sullo smart working. Da martedì 7 aprile scattano infatti sanzioni concrete per i datori di lavoro che non rispettano un obbligo troppo spesso ignorato: consegnare ai dipendenti l’informativa sui rischi del lavoro agile. La nuova legge dedicata alle Pmi introduce una stretta significativa, trasformando un adempimento formale in un obbligo realmente sanzionabile. Un cambio di passo che rafforza il quadro regolatorio del lavoro da remoto e impone alle imprese maggiore attenzione sul fronte della salute e sicurezza.

Il lavoro agile in sé non viene limitato: nessuna modifica a giorni, modalità o accordi individuali. A cambiare è il peso delle regole. La novità introduce infatti un sistema di sanzioni per chi non consegna l’informativa sui rischi, documento già previsto dalla legge 81/2017 ma raramente applicato con rigore. Con l’entrata in vigore della legge n. 34/2026, questo obbligo diventa centrale — e soprattutto punibile.

L’informativa non può essere generica: deve descrivere in modo chiaro i rischi connessi alla prestazione svolta fuori sede, adattandosi alle condizioni reali in cui il lavoratore opera. Particolare attenzione va riservata all’uso dei videoterminali, con riferimento a problemi come affaticamento visivo, posture scorrette e stress lavoro‑correlato. Il documento deve inoltre essere aggiornato almeno una volta l’anno, così da restare coerente con l’evoluzione delle modalità operative.

Dal 7 aprile, chi non consegna l’informativa rischia conseguenze dirette: dall’arresto da due a quattro mesi a sanzioni economiche tra 1.708,61 e 7.403,96 euro. In alternativa alla sanzione penale può essere applicata quella amministrativa. Le aziende devono inoltre formare i lavoratori sui rischi dello smart working, attivare la sorveglianza sanitaria quando prevista e garantire ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza la possibilità di verificare l’effettiva applicazione delle misure adottate.

Modelli standard — come quelli predisposti dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro — possono essere un supporto utile, ma non sostituiscono una gestione puntuale e calibrata sulle specificità di ogni organizzazione.

Per le imprese, soprattutto piccole e medie, l’impatto è soprattutto operativo: il quadro del lavoro agile non cambia, ma aumenta il livello di attenzione richiesto. Occorre predisporre un’informativa adeguata, aggiornarla regolarmente e assicurarsi che venga effettivamente consegnata ai lavoratori e ai loro rappresentanti. Anche fuori dall’ufficio, infatti, la responsabilità del datore di lavoro resta pienamente in vigore.