Niscemi e l’Italia fragile: senza cartografia moderna la prevenzione resta un miraggio

Niscemi e l’Italia fragile: senza cartografia moderna la prevenzione resta un miraggio

Le inondazioni e i dissesti idrogeologici non sono più eventi eccezionali: sono diventati la normalità di un Paese che vive gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico. Piogge estreme, concentrate in poche ore, mettono a rischio vite umane, devastano territori, rilasciano inquinanti accumulati nei suoli e cancellano ecosistemi preziosi come le zone umide, con un impatto diretto sulla biodiversità. A questo si aggiunge un costo economico enorme, che ricade su comunità, imprese e istituzioni chiamate a riparare danni che, troppo spesso, potevano essere evitati.

Le proiezioni per i prossimi decenni parlano chiaro: il rischio di inondazioni aumenterà sia in Italia che in Europa. Per questo è indispensabile una gestione integrata del rischio, che metta al centro la sicurezza del territorio, la gestione sostenibile delle acque e la capacità di rendere più resilienti comunità e ambiente. Ripristinare gli ecosistemi non è un lusso: è una misura di protezione civile, economica e sociale.

Quando in 24 ore cadono piogge equivalenti a diversi mesi su un’area già fragile, il disastro è inevitabile. Lo abbiamo visto in Emilia, dove bacini fluviali piccoli e simili tra loro sono andati simultaneamente in crisi, intasando la rete di drenaggio e provocando rotture arginali. Ogni fiume ha un limite di assorbimento: superarlo significa mettere in moto una catena di eventi che nessuna emergenza può più contenere.

La lezione di Niscemi: un territorio ad altissimo rischio senza una mappa moderna

Il caso di Niscemi è emblematico. La frana che sta divorando il settore occidentale della città non è un fenomeno improvviso: era già nota da anni, classificata come pericolosità P4, la più alta, e con aree abitate etichettate come rischio R3-R4, cioè elevato o molto elevato. Lo confermano i geologi della Società Geologica Italiana e dell’Università di Catania .

Eppure, nonostante la gravità del quadro, Niscemi non dispone di una carta geologica moderna alla scala 1:50.000. Non esiste una mappatura aggiornata del territorio, esattamente come accade per il 50% del territorio nazionale. Questo significa che un’area già nota per criticità estreme non è stata dotata degli strumenti minimi per una prevenzione efficace.

Il fenomeno che sta colpendo Niscemi è enorme e difficilmente contenibile: lo scivolamento verso valle delle argille imbibite d’acqua sta scalzando la base del piastrone arenaceo-sabbioso su cui poggia l’abitato. È la riattivazione di una frana già registrata nel 1997, oggi in espansione verso nord. Le case costruite sul ciglio della scarpata sono ad alto rischio, e la progressione del fronte franoso potrebbe coinvolgere altre abitazioni. La Protezione Civile ha parlato chiaramente: tutte le case entro 50-70 metri dal ciglio sono destinate a crollare. Una tragedia annunciata.

Perché la cartografia è la prima forma di prevenzione

La direttiva europea sulle alluvioni (2007/60/CE) chiede agli Stati di valutare, mappare e pianificare. Senza mappe aggiornate, però, tutto questo è impossibile. E l’Italia, con metà del territorio privo di cartografia moderna, parte già sconfitta.

Per questo diventa più che mani necessario completare la Carta Geologica d’Italia, un progetto strategico nato anche grazie alla collaborazione con il professor Ruggiero Quarto. Si tratta di un vero e proprio check-up del territorio, indispensabile per individuare aree critiche e programmare interventi mirati. Senza questo strumento, la prevenzione idrogeologica e alluvionale rischia di fallire, con costi umani ed economici incalcolabili.

Il progetto CARG, coordinato da ISPRA, è la base scientifica per produrre mappe geotematiche, modelli tridimensionali del sottosuolo e banche dati GIS pubbliche. Sono strumenti essenziali per enti locali, professionisti e imprese, utili per mitigare rischi sismici, idrogeologici, vulcanici, geochimici, incendi, maremoti e valanghe. E per gestire in modo sostenibile risorse idriche, minerarie, geotermiche ed energetiche.

Eppure, dopo finanziamenti nel 2020-2022 per 83 milioni di euro, nel 2023 il progetto è stato lasciato senza fondi, creando una pericolosa interruzione. Solo nel bilancio del 2024 sono stati aggiunti 3 milioni: un segnale, ma ancora insufficiente.

Senza mappe non c’è sicurezza: Niscemi è il simbolo di un’Italia che deve cambiare passo

Il disastro di Niscemi dimostra che non basta sapere che un territorio è fragile: bisogna conoscerlo nel dettaglio, con dati aggiornati e strumenti moderni. La frana era nota, classificata, documentata nel PAI del 2006, ma non era stata mappata con la cartografia geologica moderna, quella che permette di capire davvero cosa sta accadendo sotto i nostri piedi.

Senza mappe, non c’è prevenzione. Senza prevenzione, non c’è sicurezza. E senza sicurezza, ogni pioggia estrema può trasformarsi in tragedia. L’Italia non può più permettersi di rincorrere le emergenze: deve anticiparle. E la cartografia è il primo, indispensabile passo per farlo.