30 Ago Migrazioni in entrata e uscita, e un Sud che perde capitale umano: la nuova geografia demografica dell’Italia
Negli ultimi anni la dinamica demografica italiana si è trasformata profondamente, e il 2025 ha segnato un punto di svolta: il saldo migratorio con l’estero ha quasi annullato il calo naturale della popolazione. In altre parole, senza gli arrivi dall’estero l’Italia avrebbe perso centinaia di migliaia di residenti. A sostenere questo equilibrio è soprattutto l’immigrazione straniera, mentre il saldo dei cittadini italiani continua a essere negativo.
Il rapporto Istat pubblicato il 3 agosto 2026 conferma che le entrate nette dall’estero hanno raggiunto quota 296mila, con 440mila arrivi e 144mila partenze, compensando un saldo naturale di -297mila. La popolazione è così rimasta quasi stabile, interrompendo un declino iniziato nel 2013. A trainare questo risultato sono gli ingressi di cittadini stranieri, ormai stabilmente oltre le 350mila unità annue. Al contrario, il saldo migratorio degli italiani resta negativo: circa 50mila persone hanno lasciato il Paese nel 2025, una tendenza che prosegue dal 2010.
Le provenienze degli immigrati stanno cambiando: crescono gli arrivi dal subcontinente indiano (in particolare dal Bangladesh) e dal Nord Africa (soprattutto dal Marocco), mentre rallentano quelli dall’Africa subsahariana e dall’America Latina. Una geografia diversa, che riflette nuove rotte migratorie e nuovi equilibri globali.
Parallelamente, l’Italia perde sempre più diplomati e laureati, soprattutto tra i 25 e i 34 anni. Nel 2025 sono emigrati 39mila diplomati, 37mila persone con bassa istruzione e 33mila laureati, con una crescita significativa dei giovani altamente qualificati. Una fascia d’età cruciale, perché coincide con l’ingresso nel mercato del lavoro.
Il quadro si complica ulteriormente guardando alle migrazioni interne: il Mezzogiorno subisce una doppia perdita, verso l’estero e verso il Centro‑Nord. Tra il 2019 e il 2025 Lombardia ed Emilia‑Romagna hanno guadagnato oltre 100mila residenti, mentre Campania, Sicilia e Puglia hanno perso i numeri maggiori. Solo nel 2025 il Sud ha ceduto 19mila laureati al resto del Paese; dal 2013 la perdita cumulata è arrivata a 262mila.
L’Italia si trova così davanti a una nuova mappa demografica: più immigrazione, più mobilità interna e una crescente fuga di capitale umano qualificato. Una sfida che richiede programmazione, politiche mirate e una visione di lungo periodo.
fonte: Osservatorio CPI
