24 Giu Legge di Bilancio: novità in materia di investimenti dei fondi pensione
La Legge di Bilancio (art. 1, c. 199) apre ai fondi pensione italiani investimenti in infrastrutture strategiche e rimanda a un decreto i tetti massimi. Target: turismo, cultura, ambiente, reti idriche, trasporti, sanità, telecomunicazioni digitali, energia, anche via OICR o cartolarizzazioni.
Oggi valgono i limiti del d.m. 166/2014:
– Sana e prudente gestione: priorità al miglior rischio-rendimento, liquidità per le prestazioni, ampia diversificazione, preferenza per strumenti a basso rischio (debito UE/OCSE).
– Prevalenza di mercati regolamentati: >50% su mercati regolamentati; non quotato e FIA entro il 30% del patrimonio. Ulteriori tetti FIA: 20% del patrimonio del fondo e 25% del valore del singolo FIA, dati i profili di illiquidità.
Proprio l’area degli alternativi/FIA è quella che potrebbe cambiare, ma oggi pesa poco nei portafogli COVIP. A fine 2024 l’allocazione dei fondi italiani è fortemente estera: azioni domestiche ~1% e obbligazioni societarie domestiche ~1,5%. La scelta riflette la ricerca di efficienza e diversificazione globale. Spingere sulle infrastrutture, asset complessi e illiquidi, implica maggiori vincoli di liquidità e rischio sugli aderenti.
Confronti europei:
– Paesi Bassi: patrimonio previdenziale enorme (157% PIL), forte estero per limiti di assorbimento domestico; comunque presenza nazionale rilevante.
– Germania e Francia, con patrimoni simili all’Italia (6–7% PIL), investono molto in casa (≈4% del PIL). Italia e Spagna restano perlopiù all’estero; l’Italia destina al domestico ~1% del PIL.
– In tutti prevalgono titoli di Stato, corporate, azioni e OICR (>90%): in Italia quasi il 100%. Italia ha più titoli di Stato in portafoglio (37,7%) ma per il 70% esteri; nelle corporate l’Italia è al 16,4% (92,2% estero). In azioni l’Italia è alta (27,8%) ma 95% estere; Francia/Germania concentrano gran parte sul domestico. Anche sugli OICR, Italia/Spagna usano soprattutto fondi esteri.
Approcci regolatori:
– Francia (Industrie verte, 2024): quote minime in private markets (0–15%) nei PER.
– Germania: tetti massimi per macro-asset (es. bond 50%, azioni 40% di cui non quotate ≤15%; immobiliare 25%). In Italia l’immobiliare diretto non è consentito; altrove sì con limiti.
– Paesi Bassi: nessun limite. Svizzera e Regno Unito, con grandi masse, investono molto nel domestico. Spagna, pur libera, investe poco in casa. Germania è domestica senza spinta normativa; Francia ha usato un obbligo.
Conclusione: la scarsa presenza domestica non dipende solo dalle regole, ma dall’attrattività del mercato interno (liquidità, bancabilità, profili rischio-rendimento). La riforma punta a convogliare risorse in infrastrutture, ma per avvicinare i modelli tedesco/francese servono un mercato azionario più profondo e imprese italiane più aperte al capitale, ostacolate oggi da dimensioni ridotte e struttura familiare.
Fonte: CPI
