La Corte Suprema degli Stati Uniti boccia i dazi di Trump: “Il Presidente non ha il potere di imporli”

La Corte Suprema degli Stati Uniti boccia i dazi di Trump: “Il Presidente non ha il potere di imporli”

Una sentenza destinata a cambiare gli equilibri istituzionali e a ridisegnare la politica commerciale americana. Con una decisione 6 a 3, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegali i dazi globali imposti da Donald Trump, stabilendo che il Presidente non può ricorrere all’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per introdurre barriere tariffarie su larga scala.

La pronuncia arriva nel caso Learning Resources, Inc. contro Trump (24-1287), in cui i giudici hanno ribadito che l’IEEPA non autorizza il Presidente a imporre tariffe, confermando che la competenza in materia doganale resta prerogativa del Congresso.

Un colpo durissimo alla strategia protezionistica di Trump

La decisione smonta l’architettura del cosiddetto “Liberation Day”, il pacchetto di dazi con cui Trump aveva tentato di riequilibrare il deficit commerciale statunitense. La Corte ha ricordato che la legge del 1977, nata per limitare i poteri presidenziali dopo gli abusi dell’era Nixon, non può essere usata come scorciatoia per aggirare il Parlamento.

Il voto ha creato una frattura interna al fronte conservatore: tre giudici nominati da amministrazioni repubblicane — Amy Coney Barrett, Neil Gorsuch e John Roberts — si sono schierati con l’ala liberal. A difendere Trump sono rimasti solo Thomas, Alito e Kavanaugh.

L’ex Presidente ha definito la sentenza una “vergogna”, promettendo ai suoi sostenitori un nuovo piano per ricostruire il “muro commerciale”.

Gli effetti economici: entrate record, ma a pagare sono state le aziende americane

Secondo i dati della U.S. International Trade Commission, i dazi introdotti dall’amministrazione Trump avevano generato un boom di entrate: 287 miliardi di dollari in un anno, quasi tre volte rispetto al 2024.

Ma il rovescio della medaglia è pesante:

  • le imprese statunitensi hanno sostenuto gran parte dei costi;
  • i dazi hanno alimentato tensioni nelle catene globali del valore;
  • la frammentazione del commercio ha iniziato a pesare sulla crescita.

Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, intervenendo al Congresso Assiom Forex, ha ricordato che i dazi “scaricano i costi sui cittadini” e che un approccio protezionistico può essere “inadeguato e dannoso”. Panetta ha avvertito che la frammentazione del commercio globale potrebbe ridurre il PIL mondiale del 6%, un impatto paragonabile alla pandemia.

Il deficit commerciale ai minimi dal 2009

Trump aveva rivendicato la riduzione del deficit commerciale come prova del successo della sua politica. Effettivamente, negli ultimi mesi il divario tra import ed export era sceso ai livelli più bassi dal 2009, prima di risalire leggermente a novembre.

Ora però la sentenza rischia di ribaltare gli equilibri: senza i dazi, il Tesoro americano perde una fonte di entrate significativa.

Reazioni dei mercati: borse in rialzo, Treasury in caduta

La decisione della Corte ha generato una reazione immediata sui mercati finanziari :

  • Borse europee in forte rialzo: Milano +1,5%, Parigi +1%, Londra +0,7%.
  • Wall Street positiva: Dow Jones +0,33%, Nasdaq +0,57%.
  • Crollo dei titoli del Tesoro USA: rendimenti trentennali al 4,75%, massimo della settimana.

Gli investitori temono che, venendo meno le entrate tariffarie, il deficit federale possa ampliarsi. Secondo Deutsche Bank, il Tesoro potrebbe dover aumentare l’emissione di debito.

Sul tavolo resta anche la questione dei rimborsi agli importatori, stimati in 170 miliardi di dollari, più della metà del gettito generato dai dazi ora dichiarati illegittimi.

L’Europa chiede stabilità

Da Bruxelles arriva un messaggio prudente: l’Unione Europea ricorda che le imprese hanno bisogno di prevedibilità e che la stabilità del commercio globale è essenziale in una fase di rallentamento economico.

La Commissione UE sta analizzando il testo della sentenza e mantiene un dialogo costante con Washington.

Le cinque strade alternative ancora a disposizione della Casa Bianca

Nonostante la bocciatura, Trump conserva alcune opzioni legali per reintrodurre dazi, anche se con procedure più lente e vincolanti:

  1. Sezione 232 (1962) – dazi per motivi di sicurezza nazionale, previa indagine fino a 270 giorni.
  2. Sezione 201 (1974) – misure di salvaguardia se le importazioni danneggiano l’industria USA, con udienze pubbliche e riduzione graduale delle tariffe.
  3. Sezione 301 – già usata contro la Cina, richiede consultazioni con governi stranieri.
  4. Sezione 122 – mai utilizzata, limita i dazi al 15% per massimo 150 giorni senza approvazione del Congresso.
  5. Sezione 338 (1930) – dazi fino al 50% contro Paesi discriminatori, ma rischia battaglie legali immediate.

Una sentenza che riscrive i rapporti tra Presidente e Congresso

La bocciatura dei dazi segna un precedente storico: la Corte Suprema riafferma che il potere tariffario appartiene al Congresso, non alla Casa Bianca.

Per Trump è un duro colpo politico, per i mercati un nuovo fattore di incertezza, per il commercio globale un possibile punto di svolta.

Le prossime mosse della Casa Bianca diranno se questa sentenza sarà l’inizio di una nuova fase di apertura o il preludio a un nuovo capitolo della guerra commerciale americana.