26 Dic Dall’Irpef alle pensioni: chi ci guadagna e chi ci perde con la manovra 2026?
La Legge di Bilancio 2026, ormai vicina al via libera parlamentare dopo il passaggio di successo al Senato, interviene su numerosi settori: dal fisco alla sanità, passando per imprese, banche e welfare. Le misure approvate non producono effetti uniformi: alcune categorie risultano avvantaggiate, altre invece vedono ridursi benefici o margini.
Fisco: alleggerimento per il ceto medio, meno vantaggi per i redditi alti
Uno dei provvedimenti più rappresentativi è la riduzione della seconda aliquota Irpef, che scende dal 35 al 33%. L’intervento, dal valore complessivo di circa 3 miliardi, porta un aumento del netto in busta paga che può variare da poche decine a qualche centinaio di euro l’anno per oltre 13 milioni di contribuenti. A trarne vantaggio sono soprattutto lavoratori dipendenti e autonomi con redditi fino a 50 mila euro. Chi invece vede diminuire i benefici fiscali sono i contribuenti con redditi superiori ai 200 mila euro, penalizzati dalla revisione delle detrazioni.
Welfare: Isee più favorevole per i proprietari, meno per chi usa servizi comunali
Sul versante sociale, la Manovra modifica il calcolo dell’Isee rendendo meno pesante il valore della prima casa. Nelle grandi città la franchigia sale fino a 200 mila euro, facilitando l’accesso a misure come assegno unico, assegno di inclusione e bonus per l’infanzia. Ne risultano avvantaggiate le famiglie proprietarie di abitazioni nei centri urbani, che vedono scendere artificialmente l’indicatore economico. Restano invece svantaggiati i nuclei che usufruiscono di servizi comunali come mense scolastiche e nidi, per i quali continua a valere la soglia precedente, più rigida.
Sanità: più fondi, ma meno peso sul Pil
Il Fondo sanitario nazionale viene incrementato di 7,7 miliardi nel triennio. Nonostante ciò, la spesa sanitaria in rapporto al Pil continua a diminuire. Le risorse aggiuntive si concentrano soprattutto sulla prevenzione: screening, test diagnostici e programmi di diagnosi precoce ricevono nuovi finanziamenti. Perdono invece centralità i farmaci innovativi, colpiti da tagli diretti, e le aziende farmaceutiche, chiamate a coprire eventuali sforamenti di spesa.
Fisco e riscossione: più tempo per pagare, ma non per tutti
La nuova definizione agevolata delle cartelle permette di rateizzare i debiti accumulati fino al 2023 in 54 rate bimestrali, con interessi ridotti. Il vantaggio riguarda i contribuenti con pendenze ordinarie, che ottengono una dilazione lunga e sostenibile, mentre lo Stato incassa comunque nel tempo. Restano esclusi gli accertamenti veri e propri e chi non rispetta il piano di pagamento, che perde automaticamente i benefici.
Lavoro: premi e aumenti contrattuali tassati meno
La tassazione agevolata su aumenti contrattuali e premi di produttività riduce il peso fiscale sui lavoratori dipendenti. Chi guadagna fino a 33 mila euro vede gli incrementi tassati al 5% e i premi addirittura all’1%. Lo Stato, almeno nell’immediato, rinuncia a una parte del gettito per sostenere il potere d’acquisto.
Imprese e professionisti: più gettito per lo Stato, meno liquidità per chi emette fattura
La ritenuta dell’1% sulle fatture tra imprese e professionisti garantisce entrate immediate all’erario e rafforza il contrasto all’evasione. A rimetterci sono però aziende e autonomi, che vedono ridursi la liquidità e anticipare il pagamento delle imposte future.
Banche e assicurazioni: pressione fiscale in aumento
Per finanziare la Manovra, il governo punta ancora sul settore finanziario. L’aumento dell’Irap e il rinvio di alcune deduzioni fiscali generano un contributo significativo ai conti pubblici. Banche e assicurazioni, però, subiscono un incremento strutturale della pressione fiscale e anticipi d’imposta che riducono margini e disponibilità.
Imprese produttive: incentivi all’innovazione, meno sostegno al green
Il rifinanziamento di Transizione 4.0 e il potenziamento della Zes unica stimolano gli investimenti nei settori manifatturieri e agricoli. Gli iperammortamenti prorogati fino al 2028 premiano le imprese che investono in tecnologie e digitalizzazione. A perdere sono invece le aziende orientate alla sostenibilità ambientale, penalizzate dallo stop alla maggiorazione del 220%.
Spesa pubblica: tagli e rinvii
La riduzione della spesa colpisce ministeri e grandi opere, con fondi cancellati o rinviati oltre il triennio. Il bilancio statale beneficia di un alleggerimento immediato, ma i territori e le infrastrutture — come il Ponte di Messina — vedono slittare risorse già previste, complice anche il ritardo dei cantieri.
Micro-tasse: più entrate per lo Stato, più costi per i cittadini
La Manovra introduce o rafforza diverse micro-imposte. L’erario incassa di più grazie all’aumento della Tobin tax, delle accise e della cedolare sugli affitti brevi. Consumatori, investitori e piccoli proprietari affrontano invece costi più elevati su molte spese quotidiane.
Pensioni: sostenibilità rafforzata, uscita anticipata più lontana
L’adeguamento graduale dell’età pensionabile migliora la sostenibilità del sistema previdenziale nel lungo periodo. Il prezzo, però, lo pagano i lavoratori vicini al ritiro, che vedono ridursi ulteriormente le possibilità di uscita anticipata e allontanarsi il momento della pensione.
