Da Google a Qwant il Parlamento Europeo cambia motore di ricerca: e noi?

Da Google a Qwant il Parlamento Europeo cambia motore di ricerca: e noi?

Ci sono decisioni che sembrano piccole modifiche tecniche e invece raccontano un cambio di stagione. È il caso della scelta del Parlamento europeo, che ha deciso di sostituire Google come motore di ricerca predefinito sui computer istituzionali con il francese Qwant. Una mossa che non riguarda solo i browser Microsoft Edge e Mozilla Firefox usati da eurodeputati, assistenti e personale amministrativo, ma che si inserisce in un percorso più ampio: quello della cosiddetta “sovranità digitale”, la volontà dell’Unione di ridurre la dipendenza da strumenti sviluppati fuori dai propri confini. La decisione è stata comunicata ufficialmente, con la precisazione che ogni utente potrà comunque modificare manualmente le impostazioni e continuare a utilizzare Google o altre alternative.

Qwant, fondato in Francia nel 2013, arriva a questo passaggio con una reputazione costruita sulla tutela della privacy. Non profila gli utenti, non utilizza i dati personali per fini pubblicitari, non memorizza lo storico delle ricerche e cifra le query, garantendo risultati identici per ricerche identiche, indipendentemente da chi le effettua. Per anni ha integrato parte dei risultati con Microsoft Bing, ma oggi sta costruendo un indice europeo autonomo grazie a una joint venture con Ecosia, mentre la CNIL francese vigila sul rispetto delle tutele. Il Parlamento europeo ha confermato a Reuters che dal 4 giugno 2026 Qwant è diventato il motore di ricerca predefinito, con l’obiettivo dichiarato di favorire la sovranità digitale e rafforzare la protezione dei dati personali.

La tempistica non è casuale: l’annuncio è arrivato alla vigilia della presentazione dell’European Technological Sovereignty Package, il pacchetto con cui Bruxelles vuole rafforzare l’autonomia tecnologica europea attraverso misure come il Chips Act 2.0, il Cloud and AI Development Act e una strategia open source. L’UE dipende per oltre l’80% da fornitori extraeuropei per prodotti e servizi digitali strategici, una fragilità resa più evidente dal Cloud Act statunitense del 2018, che obbliga le aziende americane a consegnare dati alle autorità USA anche se conservati su server europei. In questo quadro, il passaggio a Qwant assume un valore politico e simbolico: l’Europa vuole strumenti sviluppati al proprio interno e un controllo più saldo sui dati dei cittadini, pur sapendo che la qualità del servizio dovrà dimostrare di poter competere con Google. È una scommessa, ma anche un segnale chiaro di quale direzione l’Unione intenda imboccare.