12 Nov Corte UE: confermata la direttiva sui salari minimi, parziale accoglimento per la Danimarca
Sono state annullate soltanto due disposizioni: quella che imponeva criteri obbligatori agli Stati membri per la determinazione e l’aggiornamento dei salari minimi legali, e quella che vietava la riduzione dei salari minimi in caso di indicizzazione automatica.
La Danimarca aveva chiesto l’annullamento totale della direttiva, ma la Corte ha accolto solo in parte le sue obiezioni.Secondo i giudici, l’ingerenza del diritto dell’Unione si limita a quei due punti specifici, mentre per il resto la direttiva resta valida.
La Corte ha chiarito che l’esclusione di competenza prevista dai Trattati riguarda solo interventi diretti sulla determinazione delle retribuzioni e sul diritto di associazione, non tutte le misure che possono avere effetti indiretti.
Pertanto, la direttiva non incide sulla contrattazione collettiva né obbliga i lavoratori ad aderire a organizzazioni sindacali.
La Commissione europea ha accolto con favore la decisione, sottolineando che i salari minimi adeguati sono fondamentali per ridurre le disuguaglianze, combattere la povertà lavorativa e sostenere la domanda interna.
La presidente Ursula von der Leyen ha definito la sentenza una “pietra miliare” per la dignità e la sicurezza finanziaria dei lavoratori europei.
Anche la vicepresidente Roxana Minzatu ha evidenziato come la decisione rafforzi il modello sociale europeo basato su salari equi e contrattazione collettiva.
Dal 2022, l’adozione della direttiva ha già portato a un aumento dei salari minimi in diversi Paesi, migliorando le condizioni di vita di milioni di lavoratori e riducendo il divario tra i salari più alti e quelli più bassi.
Con questa sentenza, la Corte respinge la richiesta di annullamento totale avanzata dalla Danimarca e conferma la solidità giuridica della direttiva, che continuerà a essere attuata nel rispetto delle tradizioni nazionali e dell’autonomia delle parti sociali.
