Amor di campanile: nonostante gli incentivi i comuni italiani sono più di 8.000

Amor di campanile: nonostante gli incentivi i comuni italiani sono più di 8.000

Nonostante gli incentivi introdotti dal 2012 per favorire le fusioni tra comuni, la riduzione è stata minima: tra il 2012 e il 2026 i municipi italiani sono diminuiti di appena 196 unità, restando vicini alla soglia degli 8.000. Le fusioni si sono concentrate soprattutto tra il 2016 e il 2020 e hanno riguardato in larga parte i piccoli comuni, quelli con i costi pro capite più elevati. Tuttavia, l’effetto di queste operazioni è stato attenuato dai cambiamenti demografici: lo spopolamento e il trasferimento verso le città maggiori hanno ridotto ulteriormente la dimensione dei centri minori, aumentando il numero dei comuni sotto i 1.000 abitanti. Lo riferisce uno studio dell’Osservatorio CPI a firma Enrico Franzetti (qui l’articolo integrale con le grafiche).

Gli incentivi – maggiori trasferimenti statali, deroghe al turnover e possibilità di mantenere tariffe differenziate – hanno prodotto risultati limitati. Dal 2012 sono nate 138 fusioni che hanno coinvolto 336 comuni, ma il calo netto è stato modesto e quasi interamente concentrato nel Centro‑Nord, in particolare nel Nord‑Est, dove si registra la riduzione più significativa. Al contrario, Sud e Isole hanno aderito pochissimo ai processi di fusione, nonostante ospitassero quasi un terzo dei comuni italiani. In sintesi, la frammentazione amministrativa resta sostanzialmente invariata: i piccoli comuni continuano a essere numerosi e, nonostante gli incentivi, le fusioni si sono fermate negli ultimi anni, con un impatto complessivo molto inferiore alle attese.