27 Mag Agenzia delle Entrate, l’IA entra nei controlli: come funziona Ve.R.A. e cosa rischiano i contribuenti
L’evoluzione digitale sta cambiando anche il modo in cui il Fisco osserva i comportamenti dei contribuenti, introducendo strumenti capaci di leggere la realtà economica delle persone con una rapidità che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile.
È in questo scenario che si inserisce Ve.R.A., il sistema di analisi sviluppato dall’Agenzia delle Entrate insieme a Sogei, progettato per contrastare l’evasione fiscale attraverso l’intelligenza artificiale . Il cuore del sistema è la capacità di incrociare una quantità enorme di informazioni: dai dati dell’Archivio dei rapporti finanziari, la cosiddetta Superanagrafe bancaria, alle dichiarazioni dei redditi, dal Catasto alla fatturazione elettronica, fino alle tracce che gli utenti lasciano volontariamente sui social network e sulle piattaforme online . L’obiettivo è ricostruire un quadro coerente tra ciò che viene dichiarato e ciò che viene speso, individuando eventuali discrepanze che possano far scattare un approfondimento.
Il sistema non si limita a fotografare un saldo bancario, ma analizza l’andamento delle giacenze nel tempo, la coerenza dei bonifici con l’attività svolta e la proporzione tra spese e redditi dichiarati. Anche versamenti in contanti ricorrenti o acquisti di beni di lusso possono attirare l’attenzione dell’algoritmo se non trovano giustificazione nei dati ufficiali . A questo si aggiunge la capacità di raccogliere informazioni pubbliche dal web, comprese le immagini e i contenuti postati sui social, che possono contribuire a delineare il tenore di vita di un contribuente.
Quando Ve.R.A. rileva un’anomalia, il contribuente viene classificato come “a rischio” e inserito in una lista trasmessa alle direzioni territoriali dell’Agenzia, che valutano caso per caso la necessità di procedere con ulteriori verifiche . Le foto pubblicate online, se incrociate con scontrini, spese elettroniche e movimenti bancari, possono diventare elementi utili per ricostruire la reale capacità reddituale di una persona.
Nonostante la potenza dello strumento, la normativa mantiene un punto fermo: nessun atto impositivo può essere generato automaticamente dal software. Ogni anomalia deve essere validata da un funzionario, che resta il garante finale del processo e l’unico autorizzato ad avviare un accertamento formale. L’intelligenza artificiale accelera il lavoro, ma non sostituisce il controllo umano.
La velocità dei controlli è uno degli aspetti più rivoluzionari. Se in passato l’Agenzia interveniva anche quattro o cinque anni dopo la dichiarazione, oggi le lettere di compliance possono arrivare già l’anno successivo, riducendo drasticamente i tempi e aumentando l’efficacia delle verifiche. Questo permette ai contribuenti di regolarizzare eventuali irregolarità con sanzioni ridotte, ma restringe anche il margine per chi tenta di occultare redditi.
Il contribuente, tuttavia, non è privo di tutele. La legge garantisce il diritto al contraddittorio preventivo: prima che un accertamento diventi definitivo, è possibile presentare documenti e spiegazioni che giustifichino le anomalie rilevate dal sistema. Molte discrepanze possono infatti derivare da situazioni legittime, come donazioni, eredità o risarcimenti, che l’algoritmo non può interpretare autonomamente.
La giurisprudenza della Cassazione ha inoltre chiarito che le indagini finanziarie non costituiscono prova assoluta di evasione, ma solo una presunzione che può essere superata fornendo elementi adeguati. Il legislatore ha costruito un sistema in cui il dialogo tra Fisco e contribuente rimane centrale, anche nell’era dell’intelligenza artificiale e dei social network.
