08 Gen Accordo UE–Mercosur, cresce il fronte del “no”: troppi rischi per l’agricoltura europea
L’iniziativa della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di rilanciare il negoziato con il Mercosur è stata accolta con attenzione, ma anche con una lunga scia di perplessità. Il nodo centrale resta immutato: nessuno scambio tra fondi della PAC e concessioni commerciali. Gli accordi internazionali, ricordano molte realtà del settore, devono poggiare su un principio irrinunciabile: reciprocità delle regole e tutela strutturale dell’agricoltura europea, non un indebolimento progressivo del suo sistema produttivo.
Nonostante l’apprezzamento per l’attenzione mostrata dalle istituzioni europee e dai governi nazionali, restano aperti interrogativi cruciali. A partire da come verrebbero allocate eventuali risorse aggiuntive senza alterare l’equilibrio del bilancio comunitario. Il timore più forte riguarda però la tenuta del carattere europeo della PAC: un’eccessiva “nazionalizzazione” degli strumenti rischierebbe di frammentare il mercato unico, creando distorsioni competitive tra agricoltori di diversi Paesi.
Sul fronte della reciprocità, le misure proposte da Bruxelles vengono giudicate insufficienti. Le differenze nei metodi di produzione, negli standard qualitativi e nelle sostanze ammesse nei Paesi Mercosur rappresentano ancora un ostacolo enorme. Per questo si chiede un rafforzamento reale dei controlli doganali, indispensabile per evitare l’ingresso di prodotti contenenti residui vietati in Europa. Apprezzata, invece, l’apertura verso una maggiore semplificazione normativa e la sospensione delle tariffe sui fertilizzanti previste dal CBAM.
La grande mobilitazione del settore primario a Bruxelles lo scorso 18 dicembre ha mostrato chiaramente quanto la proposta avanzata nei mesi scorsi dalla Commissione fosse lontana dal garantire sicurezza alimentare, stabilità economica delle imprese agricole e futuro delle aree rurali europee. L’Italia, in questo senso, è stata tra i primi Paesi a sollevare il problema.
“Accordo sbilanciato e pericoloso”: il fronte critico si allarga
Le critiche più dure riguardano la natura stessa dell’intesa: secondo molti osservatori, l’accordo Mercosur rischia di trasformarsi in un regalo ai grandi gruppi industriali extraeuropei, in particolare alle multinazionali del settore chimico, che potrebbero esportare con maggiore facilità fitofarmaci vietati da anni nell’Unione europea. Prodotti che, paradossalmente, rientrerebbero poi nel mercato europeo attraverso le importazioni agroalimentari agevolate dall’accordo.
Anche l’aumento dei controlli proposto dalla Commissione viene giudicato irrilevante: oggi le verifiche riguardano circa il 3% delle merci in ingresso, e il +33% annunciato porterebbe la quota appena al 4%. Una soglia considerata del tutto insufficiente per garantire la sicurezza dei consumatori e il rispetto delle regole produttive europee. Da qui la richiesta di controlli al 100% sugli alimenti provenienti dal Mercosur e da tutte le aree considerate a rischio.
Altro punto critico è la trasparenza dell’origine dei prodotti. Si chiede l’introduzione dell’obbligo di indicare chiaramente il Paese di provenienza su ogni alimento, così da permettere ai cittadini scelte consapevoli e difendere il vero made in Italy. In questa direzione viene contestata anche la regola doganale dell’“ultima trasformazione”, che consente a prodotti esteri di acquisire un’origine diversa dopo una semplice lavorazione, generando confusione nei consumatori e alterando la concorrenza.
