Abolizione Quota 103: 62 anni e 41 di contribuzione non più sufficienti per la pensione

Abolizione Quota 103: 62 anni e 41 di contribuzione non più sufficienti per la pensione

Il governo sta mettendo in atto una misura che nemmeno la ministra Fornero, nella sua ormai arcinota legge di riforma delle pensioni, aveva immaginato: l’abolizione di Quota 103, proprio la misura istituita nel 2023 che, bypassando la legge Fornero, per il terzo anno consente a coloro che hanno raggiunto i 62 anni di età e 41 di contribuzione, di anticipare l’accesso alla pensione. A dare conferma di ciò, stando alle agenzie di stampa, è stato il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, il quale ritiene che sia scaduto il tempo di affidarsi al meccanismo delle quote per passare a una riforma che preveda regole più strutturali ma senza trascurare un aspetto fondamentale, quello della sostenibilità.

E’ altrettanto vero, però, che specialmente negli ultimi due sempre meno persone vi hanno fatto ricorso per un collocamento in quiescenza anticipato. La colpa è di una novità introdotta dalla legge di Bilancio 2024 e poi confermata da quella del 2025 in cui si è previsto un ricalcolo interamente contributivo dell’assegno per coloro che vanno in pensione con Quota 103. Una vera e propria penalizzazione in uscita che ha portato molti lavoratori a rinunciare a una tale possibilità.

Claudio Durigon ha poi anticipato quella alternativa che sarebbe allo studio del governo: una “opzione contributiva della pensione anticipata” che consentirebbe – esclusivamente a coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 – di smettere di lavorare all’età di 64 anni, a fronte di 25 anni di contributi e con un assegno il cui importo deve essere pari ad almeno 3 volte il valore dell’Assegno sociale, 2,8 volte per le lavoratrici madri di 1 figlio e 2,6 volte per chi ne ha almeno due. Ma la strada legislativa da percorrere è così lunga e sottoposta ai capricci dell’esecutivo che ci sarà modo di tornare a parlarne.