400mila pensioni alla fine del 2024 risultano essere in pagamento da oltre 42 anni

400mila pensioni alla fine del 2024 risultano essere in pagamento da oltre 42 anni

Il nuovo Rapporto sul sistema previdenziale italiano curato dal Centro Studi Itinerari Previdenziali, presieduto da Alberto Brambilla e presentato alla Camera, offre una fotografia dettagliata dello stato di salute della previdenza nazionale nel 2024. I dati mostrano un sistema che, almeno nell’immediato, appare sostenibile: l’età media per il pensionamento anticipato si attesta a 61,7 anni (in calo rispetto ai 62,4 del 2019), mentre la pensione di vecchiaia viene percepita mediamente a 67,5 anni. Il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati raggiunge quota 1,4758, il valore più alto mai registrato, un indicatore che secondo Brambilla garantisce stabilità anche nei prossimi 10-15 anni, a condizione che restino invariati i meccanismi di adeguamento all’aspettativa di vita e i criteri di calcolo contributivo.

Accanto a questi segnali positivi, il Rapporto evidenzia però un nodo strutturale: la spesa assistenziale, che coinvolge 7,17 milioni di beneficiari, continua a crescere e rischia di sottrarre risorse al welfare complessivo. A contribuire maggiormente al finanziamento del sistema restano i contribuenti con redditi superiori ai 35.000 euro lordi annui, un equilibrio che nel lungo periodo potrebbe rivelarsi fragile. Brambilla ha espresso apprezzamento per la misura introdotta dalla Legge di Bilancio che prevede, dal 1° luglio, l’iscrizione automatica dei neoassunti alla previdenza complementare, con possibilità di riportare il TFR in azienda entro 60 giorni: un passo che coinvolgerà soprattutto i giovani, chiamati a informarsi e a compiere scelte consapevoli per il proprio futuro previdenziale. Tra i dati più significativi emerge anche la presenza di circa 400.000 pensioni in pagamento da oltre 42 anni, un elemento che rafforza la necessità – sottolineata dal Centro Studi – di separare in modo netto la spesa assistenziale da quella previdenziale.

Il Rapporto insiste inoltre sull’importanza di investire in formazione continua e invecchiamento attivo, strumenti indispensabili per mantenere un numero adeguato di lavoratori in un Paese segnato da un forte squilibrio demografico. La spesa previdenziale, infatti, raggiungerà il suo picco nel 2040, quando andrà in pensione la generazione dei baby boomer: un passaggio che potrebbe mettere sotto pressione la sostenibilità del sistema. Per evitare criticità, sarà fondamentale aumentare l’occupazione di giovani e donne, oggi tra le categorie più penalizzate nel mercato del lavoro, e contrastare l’emigrazione dei giovani qualificati attratti da migliori opportunità all’estero. Secondo Brambilla, queste sfide non possono essere affrontate semplicemente introducendo un salario minimo per legge.

La seconda parte del Rapporto analizza le previsioni di medio-lungo periodo elaborate dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS), aggiornate al 2024. Le proiezioni si basano su scenari macroeconomici e demografici costruiti ad hoc, inevitabilmente soggetti a margini di incertezza. Dopo il rimbalzo post-pandemico, l’Italia ha registrato nel 2023 una crescita reale dello 0,9%, mentre il DEF 2024 prevede un incremento medio dell’1,1% nel quadriennio successivo. Il quadro internazionale appare in miglioramento grazie alle prospettive di allentamento monetario, ma restano rischi legati alle tensioni geopolitiche globali.

Le previsioni seguono due scenari: quello nazionale, basato sulle proiezioni demografiche Istat aggiornate al 1° gennaio 2024, e quello EPC-WGA baseline, coerente con le ipotesi europee dell’Ageing Report 2024 e con i dati Eurostat. Entrambi gli scenari considerano la legislazione vigente a marzo 2024, inclusi gli effetti della Legge di Bilancio 2024, che ha confermato la parziale deindicizzazione delle pensioni più alte e introdotto nuove modalità di accesso al pensionamento anticipato, come la combinazione 62 anni + 41 anni di contributi (Quota 103), con decorrenza posticipata e calcolo interamente contributivo. La legge ha inoltre previsto misure specifiche per le lavoratrici con 35 anni di contributi e 61 anni di età, con riduzioni legate al numero di figli, e ha modificato le aliquote di rendimento per alcune categorie del pubblico impiego.

Le previsioni includono anche gli effetti delle misure introdotte dal D.L. 4/2019 (Quota 100) e dalle successive evoluzioni normative (Quota 102, Quota 103), oltre al ripristino anticipato – dal 2025 – dell’adeguamento alla speranza di vita per il pensionamento anticipato indipendente dall’età anagrafica.

Nel complesso, il Rapporto 2024 delinea un sistema previdenziale che oggi appare solido, ma che dovrà affrontare sfide decisive nei prossimi decenni: l’invecchiamento della popolazione, la necessità di ampliare la base occupazionale, la gestione della spesa assistenziale e l’evoluzione del quadro macroeconomico. La sostenibilità futura dipenderà dalla capacità del Paese di intervenire su questi fronti con politiche coerenti e lungimiranti.