11/4 Ecco il genoma del grano duro. Ricercatori italiani (Crea Cer Foggia) nel team internazionale

Un consorzio internazionale ha pubblicato sulla rivista scientifica Nature Genetics la sequenza completa dei 14 cromosomi della varietà di frumento duro ‘Svevo’.

Il genoma studiato contiene 66.000 geni e la sua analisi ha consentito di identificare decine di migliaia di marcatori molecolari che potranno essere utilizzati per la selezione di varietà migliorate. Un lavoro fondamentale, che costituirà un riferimento per tutta la futura attività di miglioramento genetico e per l’identificazione e la tutela delle diverse tipologie di frumento attraverso tecniche di tracciabilità molecolare.

Il frumento duro, la materia prima della pasta, icona del “Made in Italy” alimentare, è stato selezionato dall’uomo a partire dal farro alcune migliaia di anni fa in Mesopotamia, ma si è diffuso in Italia alla fine del dell’impero romano ed oggi viene coltivato in tutti i continenti. Nel bacino del Mediterraneo è la principale fonte di reddito per molti piccoli agricoltori nelle aree marginali dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente, ma deve fare i conti con i preoccupanti cambiamenti climatici in atto e con una forte pressione demografica in grado di provocare tensioni sociali e flussi migratori. Solo una efficace azione di miglioramento genetico potrà consentire di selezionare varietà più produttive ed ecosostenibili in grado di garantire un reddito adeguato in regioni così a rischio.

Nel corso del lavoro, le conoscenze sul genoma sono state utilizzate per comprendere il processo evolutivo che ha portato dal farro selvatico (il progenitore del farro coltivato) al moderno frumento duro e per isolare un nuovo gene capace di limitare l’accumulo di cadmio nei semi, un chiaro esempio di come lo studio dei genomi consente la scoperta di fattori che aumentano ulteriormente la salubrità e la qualità del frumento duro e della pasta.

E’ un riconoscimento prestigioso per la ricerca italiana: infatti non solo per la guida del consorzio scientifico (Luigi Cattivelli del CREA), ma anche per la presenza in maggioranza di ricercatori del nostro paese. Ed è anche un riconoscimento per la Puglia e per Foggia, dove a poco più di cento anni dalla nascita della prima varietà di grano duro italiana, il CREA Centro di Ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali ha contribuito con ben 5 ricercatori al successo della ricerca. Fanno parte del gruppo di lavoro: Nicola Pecchioni, direttore del Centro di Foggia, e i ricercatori Marco Maccaferri, Daniela Marone, Pasquale De Vita e Anna Maria Mastrangelo. Il team internazionale è costituito da Curtis Pozniak dell’Università di Saskatchewan (Canada), Aldo Ceriotti e Luciano Milanesi del CNR, Roberto Tuberosa dell’Università di Bologna e Klaus Mayer dell’Helmholtz Zentrum München (Germania).

Tutti i risultati della “lettura” del genoma sono consultabili al sito http://www.interomics.eu/durum-wheat-genome e nella banca dati scientifica GrainGenes. Il lavoro pubblicato su Nature Genetics dal titolo “Durum wheat genome highlights past domestication signatures and future improvement targets” è disponibile a questo link: http://dx.doi.org/10.1038/s41588-019-0381-3

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