10/5 Agrofarmaci, fondamentali per le filiere agroalimentari

Agrofarma, Associazione nazionale imprese agrofarmaci che fa parte di Federchimica, ha promosso nell’ambito del Macfrut una tavola rotonda dal titolo “Una mela al giorno. Il contributo degli agrofarmaci per una filiera sicura e di qualità”, dove protagonisti della filiera produttiva e istituzione si sono confrontati sul ruolo degli agrofarmaci in agricoltura, partendo dalla presentazione dei dati sul rapporto Vsafe, Sustainable Value, spinoff dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

“La filiera agroalimentare italiana è una grande eccellenza italiana, per salubrità, qualità e sicurezza dei prodotti – ha esordito il presidente di Agrofarma Alberto Ancora – e questo avviene anche grazie al contributo fondamentale degli agrofarmaci. Vogliamo spiegare e informare i consumatori, creando un dibattito sano e costruttivo sul settore agricolo e basandoci su verità scientifiche”.

A presentare i dati del rapporto di Vsafe è stato Gabriele Canali, presidente dello spinoff e professore di economia agraria all’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Il settore agroalimentare rappresenta un comparto chiave per la nostra economia, anche grazie all’importante impegno delle aziende produttrici di agrofarmaci. L’impegno del settore agrochimico va sempre di più nella direzione di una maggiore produttività, qualitativamente elevata, e sempre più sostenibile”.

Nel rapporto di Vsafe si analizzano vari aspetti dell’impatto degli agrofarmaci nel settore. Innanzitutto nel 2016, anno di riferimento per gli ultimi dati presi in considerazione, l’utilizzo di agrofarmaci (in tonnellate) si è ridotto dell’8,8% rispetto all’anno precedente, mentre il dato sicuramente che più balza all’occhio è il costante calo del numero di principi attivi impiegati nei formulati, con un calo del 2,8% medio annuo fra il 2003 e il 2016. Sono state poi analizzate dieci filiere agroalimentari, fra cui lamele, per stimare due scenari, quello con difesa e quello senza l’utilizzo di agrofarmaci. Per esempio, produrre mele senza l’utilizzo di agrofarmaci vedrebbe calare la produzione del 67%.

Il valore della produzione melicola scenderebbe dai circa 800 milioni di euro ai poco più che 200, oltre a essere fortemente negativo l’impatto sulla produzione industriale. Impatti negativi anche sulle altre filiere agroalimentari prese in considerazione, con produzioni in forte ridimensionamento nello scenario “senza agrofarmaci” nel grano tenero(-57%), pomodoro da industria (-81%), riso (-84%), mais (-87%), ma le rese sarebbe fortemente negative anche su uva da tavola, olive, uva da vino, insalata di IV gamma e grano duro.

Nella tavola rotonda successiva, il direttore di Assomela Alessandro Dalpiaz ha ricordato come “serva vedere davvero quello che fanno i produttori e gli imprenditori sul territorio per conoscere l’impegno negli investimenti dei frutticoltori”, mentre Luca Magnani, direttore assicurazione qualità di Esselunga ha ribadito come “la Gdo sia partecipante attiva del grande sforzo di filiera nel connubio agrochimico-agroalimentare, anche se la sfida più grande rimane quella di comunicare correttamente i temi ai consumatori”.

“I nostri produttori sono i primi responsabili di un uso attento dei prodotti fitosanitari in campagna – ha sottolineato infine Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo – è necessario affrontare quotidianamente la sfida della sostenibilità e la tutela della salubrità”.

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